Ruffini in vendita, "ci siamo sbagliati"
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Ha scatenato non poche polemiche la notizia, secondo cui, la Provincia aveva messo nella lista dei beni da alienare anche i due stabili che compongono il Liceo Scientifico Ruffini. Una scelta valutata da tutti come "bizzarra", per non dire altro. Ma a poche ore dal lancio della notizia, interviene direttamente il presidente Mazzola, che chiarisce la questione: "Il liceo scientifico Ruffini non è in vendita, la scuola è finita nell’elenco dei beni da alienare di proprietà della Provincia per errore''.

Ha scatenato non poche polemiche la notizia, secondo cui, la Provincia aveva messo nella lista dei beni da alienare anche i due stabili che compongono il Liceo Scientifico Ruffini. Una scelta valutata da tutti come “bizzarra”, per non dire altro. Ma a poche ore dal lancio della notizia, interviene direttamente il presidente Mazzola, che chiarisce la questione: “Il liceo scientifico Ruffini non è in vendita, la scuola è finita nell’elenco dei beni da alienare di proprietà della Provincia per errore”.

Un errore, quindi, ha portato il complesso scolastico, composto dalla sede centrale e da palazzo Borgognoni, nella lista dei beni immobili di cui la Provincia dovrà disfarsi. Tre milioni e 315mila euro veniva stimato il complesso, ma la cifra è una valutazione sommaria, che serve semplicemente per essere annoverata nel patrimonio provinciale. Tra l’altro fino a oggi le vendite con manifestazioni d’interesse svolte sono andate deserte. ”Si tratta – ci tiene a precisare Mazzola – di tutte cose che abbiamo ereditato dalla precedente amministrazione provinciale guidata da Marcello Meroi. Per quello che mi riguarda non ho ancora messo mano a questa cosa”.

Il presidente Mazzola, comunque, ha già assicurato che a breve verranno fatte tutte le correzioni necessarie al decreto, in modo che i beni che non devono essere segnalati fra quelli da vendere, non siano più presenti. Nell’elenco, comunque, figurano l’ex caserma dei carabinieri in via della Pace, per un milione e 767mila euro di valore; l’ex colonia di Bolsena, 2 milioni e mezzo; l’ex casa colonica della Sanmartinese, 500mila euro. E ancora: lo scheletro in cemento armato di quello che sarebbe dovuto diventare l’ospedale psichiatrico provinciale, davanti a Belcolle, 4 milioni e mezzo; l’ex questura, davanti a Palazzo Gentili, il cui valore è in corso di definizione, come quelli di altri immobili di minor valore messi in vendita.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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