Rubano le ostie nella chiesa di San Sebastiano (Vignanello), il parroco: "Atto sacrilego, per le messe nere"
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VIGNANELLO - "Hanno portato via il Signore. Gravissimo atto sacrilego, nella festa della Esaltazione della Croce, nei confronti della Eucarestia, avvenuto presumibilmente a notte inoltrata presso la Chiesa di San Sebastiano - la denuncia di don Roberto -".

VIGNANELLO – Rubano le ostie nella chiesa di San Sebastiano. Il fatto nella notte di sabato 14 settembre. Il parroco Roberto Baglioni lancia l’allarme messe nere. 

“Hanno portato via il Signore. Gravissimo atto sacrilego, nella festa della Esaltazione della Croce, nei confronti della Eucarestia, avvenuto presumibilmente a notte inoltrata presso la Chiesa di San Sebastiano – la denuncia di don Roberto -. Da mio sopralluogo, presenti i Carabinieri e diversi collaboratori, è purtroppo evidente l’intento profanatorio nei confronti di Gesù Cristo realmente presente nel Santissimo Sacramento: una volta sfondata la porta di ingresso, sono andati dritti al tabernacolo, scardinando e staccando di netto lo sportello, per sottrarre una pisside piena di Ostie, la teca contenente anche l’Ostia magna utilizzata per l’Adorazione (e relativa “lunetta”).

E si sono ben guardati dal disperdere qualche particola – trovandone alcune in terra avremmo potuto pensare a qualche disperato in cerca di oggetti sacri da rivendere! Tutte sottratte e portate chissà dove, per finalità che possiamo benissimo immaginare, e riconducibili direttamente o indirettamente a circoli satanisti: loro “ci credono” alla Presenza di Cristo, in corpo, anima e divinità… ma per dileggiarla nelle “Messe nere”!

Ad avvalorare la ricostruzione, carissimi, vi è la scoperta che gli altri oggetti mancanti hanno il solo valore – oltre a quello commerciale – di servire tutti per la celebrazione e l’adorazione eucaristica: due ostensori di ottone laccato, un’altra pisside vuota, un camice bianco, una casula verde, carboncini per bruciare l’incenso. Non basta: se avessero puntato semplicemente a racimolare oggetti da ricettare a scopo di lucro, avrebbero potuto prendere il calice (forse lo hanno “confuso” con la seconda pisside mancante) o i moduli dell’amplificazione.

Siamo rimasti tutti sconvolti, abbiamo pianto e pregato. Il Vescovo, informato dal sottoscritto di persona nell’insediamento del nuovo parroco di Corchiano, ha disposto che non si conservi più la riserva eucaristica in san Sebastiano, fissando fra circa un mese una Santa Messa di riparazione, della quale vi informerò, in quanto concomitante con una bella circostanza in via di preparazione. Vigiliamo sulle nostre chiese, vigiliamo sui nostri giovani, accostiamoci noi per primi alla fede, una fede più matura, di reale intimità con il Signore, con quel Corpo che qualcuno profana sottraendo ostie, e molti cristiani “profanano” non vivendo nella vera relazione con tutti i membri del Corpo-Chiesa e con la docilità ai suoi pastori.

La nostra vita è chiamata ad essere eucaristica… siamo noi quel Corpo. Nutriamoci del Corpo, per diventare il corpo dell’Amore, fatto carne nella carne di Cristo! Non si faccia allarmismo… ma il Diavolo lavora, subdolo, anche fra noi. Lasciamo che invece lavori in noi lo Spirito Santo, senza spaventarci che la zizzania cresca col grano….e senza lanciare anatemi contro nessuno: chi Lo perseguita – meraviglia della grazia – un giorno può diventare o tornare ad essere un fedele discepolo. Preghiamo piuttosto per loro”.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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