
Rsa, si riparte dalla commissione. Questa mattina alle 9,30 i consiglieri si incontreranno con i rappresentanti dell’associazione Aforsat, di cui fanno parte le famiglie dei ricoverati nelle Rsa. Un confronto per trovare un punto d’incontro su come portare avanti la delicata questione, che riguarda un centinaio di realtà famigliari viterbesi.
La scorsa settimana la commissione, chiamata a votare il regolamento che dovrebbe disciplinare i contributi di Palazzo dei Priori alle famiglie interessate dalla problematica, ha preferito rinviare qualsiasi decisione.
Il regolamento che l’amministrazione Michelini ha messo sul banco stabilisce delle quote di contribuzione, da parte dell’ente, in base a precise fasce di reddito: chi ha un Isee tra zero e 4mila euro avrebbe un sostegno di 500 euro, da 4mila a 8mila 350 euro e da 8mila a 13mila pari a 150 euro.
Cifre molto basse, se si considera che un ricovero in Rsa può arrivare a costare, per i pazienti gravi, anche 1.800 euro al mese. Fino al 2014 la cifra pubblica a disposizione della copertura del servizio ammontava a un milione e 890mila euro. Oggi, dopo il passo indietro della Regione Lazio, che sosteneva circa l’80% della cifra, il Comune ha stanziato in bilancio 450mila euro. Coperta esageratamente corta. Ergo il nervosismo dei diretti interessati, che da gennaio 2016 stanno ricevendo richieste delle rette complete dalle amministrazioni delle strutture, arrivando ad accumulare migliaia di euro di debiti.
All’origine del tutto le decisioni prese a livello regionale, contro cui Palazzo dei Priori non ha fatto alcuna azione. A complicare ancora di più il quadro, dal punto di vista di chi usufruisce del delicato servizio, la delibera approvata in data 31 dicembre 2015 che trasforma in pratica i fruitori in debitori diretti delle Rsa.
Venerdì gli associati di Aforsat si sono riuniti e hanno preso la decisione di non accettare il modello di contribuzione proposto nel regolamento. Si preannuncia una mattinata molto calda.


















