Rossi (Caffeina): "Viterbo dovrebbe puntare su un Festival delle Luci"
Festival delle luci
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VITERBO - Servito il bye - bye a Viterbo da parte della Fondazione Caffeina e sbarcati tutti i demiurghi e lavoratori di quel mondo a Sutri il "vate caffeinico" non molla l'attenzione sul capoluogo.

VITERBO – Filippo Rossi rimette nel flipper del dibattito pubblico la pallina del Festival delle Luci.

Servito il bye – bye a Viterbo da parte della Fondazione Caffeina e sbarcati tutti i demiurghi e lavoratori di quel mondo a Sutri il “vate caffeinico” non molla l’attenzione sul capoluogo.

In quel mix di creatività, politica, visione imprenditoriale che rappresenta Rossi lancia un nuovo sasso nello stagno viterbese. “La sfida amministrativa per Viterbo? Oggi sarebbe organizzare un grande Festival delle Luci. Con mezzo milione di euro sì fa una buona cosa che dura quaranta giorni. Ricordo che Viterbo li spende per una sera sola… Io l’idea l’ho lanciata”. Questo il Rossi-pensiero.

Il Festival delle Luci è una realtà consolidata in diverse parti d’Italia (Salerno docet) e capace di attirare fiumi di turisti e curiosi della domenica. Palazzo dei Priori tentò di tracciarne uno schizzo nel primo Natale dell’era Michelini (2013) con ‘Luminaria’. Esperimento tanto chiacchierato e criticato e messo a confronto con altre realtà simili.

La stessa Fune fu critica. L’iniziativa morì lì, fu stroncata sul nascere. Forse sarebbe stato il caso di essere più pazienti e clementi, magari poteva essere quello un laboratorio da cui fare uscire un vero Festival delle Luci. Anche perché per farlo uno vero la cifra è importante e in quel 2013 lo stanziamento non fu all’altezza delle aspirazioni. 

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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