'Rose', mostra fotografica d'autore al Monastero di Santa Rosa. Gli scatti di Rosetta Messori
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A San Pellegrino in Fiore rose da vedere e rose da immaginare attraverso lo scatto fotografico, come quelle che porterà in mostra presso il santuario monastero di Santa Rosa Rosetta Messori dal 28 aprile al 1° maggio con orario di apertura 10,30 – 12,30 e 16 – 19,30.

A San Pellegrino in Fiore rose da vedere e rose da immaginare attraverso lo scatto fotografico, come quelle che porterà in mostra presso il santuario monastero di Santa Rosa Rosetta Messori dal 28 aprile al 1° maggio con orario di apertura 10,30 – 12,30 e 16 – 19,30.

“Rose” è la mostra di opere fotografiche sulla rosa di una celebre artista, conosciuta in Italia e all’estero, che si inserisce nel ricco programma di appuntamenti di San Pellegrino in Fiore, portando la “regina” dei fiori nel luogo in cui il suo nome, in questa città, si veste di autorevolezza e sacralità: la “dimora” di santa Rosa.

Rosetta Messori nasce a Modena, vive e lavora a Roma. Ha intrapreso la sua carriera iniziando come fotografa di scena su numerosi set cinematografici a fianco di famosi registi italiani quali, tra gli altri, Giuseppe Bertolucci, Peter Del Monte, Cristina Comencini, Giuseppe Ferrara e Pasquale Squitieri. Ha collaborato con la FAO per una serie di progetti finalizzati alla documentazione e al reportage nell’area del Mediterraneo e del Medio Oriente.

Successivamente ha realizzato numerosi reportage per case editrici. Parallelamente ha sviluppato la propria personale ricerca artistica sulla relazione tra Spazio Tempo ed Energia (intesa come Quarta Dimensione), sempre attuata attraverso il mezzo fotografico analogico.

“Più che davanti alle cose, ai luoghi o alle persone – sono le parole dell’artista – ho sempre avuto il desiderio di pormi al loro stesso centro, attribuendo idealmente loro un interno nel quale inserirmi con l’immaginazione. Inizialmente sono stata spinta a cogliere questa dimensione dello spirito in rapporto alle persone fisiche cercando di cogliere, più che un volto, il loro magnetismo, la loro aura. Avevo l’esigenza di vibrare e registrare insieme al visto (non solo dell’occhio-obiettivo), anche le emozioni cerebrali che i soggetti scatenavano. Per assecondare questa mia esigenza, ho sentito di dover andare oltre l’istantanea, così tutte le mie immagini sono normalmente scattate non con un “tempo fotografico” propriamente detto, bensì con un tempo che corrisponde al battito del cuore o alla pausa tra un inspiro ed un espiro. Seguire le vibrazioni delle persone e dei luoghi – spiega l’artista sul suo sito personale www.rosettamessori.com – comportava una necessaria attenzione alla luce, luce che molto spesso acceca gli occhi, ma che rischiara la mente. Quasi tutti i miei lavori sono realizzati in controluce, quindi non è il soggetto in se stesso ad essere così importante, ma l’alone della sua ombra che volteggia nello spazio, in musica con la visione dell’attimo in un abbraccio ideale.

Riguardo alle “Rose” di Rosetta Messori, Bruno di Marino (2017, Art Fair Istanbul Tuyap) si esprime così: “La forma della rosa compressa nel bordo dell’inquadratura, resa bidimensionale, si spande sulla carta fotografica diventando pittura. I colori sfumati, sfocati, a volte bruciati o impalliditi, si trasformano in macchie, campiture estese.

“Con la camera Rosetta Messori segue il flusso invisibile delle informazioni e immagazzina l’energia di luoghi, persone, oggetti – dice Fortunato D’Amico (2016) – L’operazione artistica non tende ad alterare la naturale predisposizione delle cose, fissa invece il frame del tempo perduto che sfugge alla nostra percezione e sposta l’attenzione sulle dimensioni sensibili governate dalle frequenze dello spirito”. C’è poi l’interessante recensione di Elisabetta Papone (2016 Genova): “Rosetta Messori ci mostra il profumo delle rose, ponendo l’obiettivo fotografico sempre più vicino, quasi all’interno delle corolle, sintonizzando il tempo dello scatto con il battito del proprio cuore, con il ritmo del respiro, fermando un’immagine quasi impalpabile, e soprattutto restituendo un’emozione”.

800 Confartigianato
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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