Rosa Papini, la donna che guidò la Macchina di Santa Rosa per ben cinque Trasporti

Negli anni '50 dell'800 una donna ha saputo ritagliarsi il ruolo di protagonista nella storia del Trasporto. Si tratta di Rosa Papini, moglie dello storico costruttore Angelo Papini.
Negli anni ’50 dell’800 una donna ha saputo ritagliarsi il ruolo di protagonista nella storia del Trasporto. Si tratta di Rosa Papini, moglie dello storico costruttore Angelo Papini. Quando quest’ultimo morì, correva l’anno 1850, fu lei a guidare la Macchina, riproponendo il modello del 1840. E’ la prima volta in assoluto che il Trasporto ha una guida “in rosa”.
Nel 1851 la stessa presenta un nuovo modello disegnato dal figlio Raffaele. Nel 1852 riporta in trionfo la Macchina del marito del 1825 e nel 1853 quello del 1830, infine nel 1854 quello del 1842.
Così ben cinque trasporti consecutivi vennero guidati da una donna.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
di Roberto Pomi
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
di Roberto Pomi
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.


















