Romoli paladino della Cassia bis, chiede a Salvini uno sbocco rapido su Roma per i viterbesi
Alessandro Romoli
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“Il progetto definitivo – si legge nella nota inviata dal presidente – è ormai concluso e prevede un’arteria a quattro corsie lunga 33 chilometri, esterna ai centri abitati di Sutri, Capranica e Vetralla. Si tratta di un’infrastruttura cruciale per collegare Viterbo alla capitale e per sostenere la ripresa economica del nostro territorio”.

VITERBO – Romoli chiede un incontro al ministro Salvini per il completamento del raddoppio della Cassia bis. “È urgente sbloccare l’iter per un’opera strategica per il nostro territorio”. Il presidente della Provincia di Viterbo ha formalmente richiesto un incontro al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, per affrontare il tema del completamento del raddoppio della Cassia bis nel tratto Monterosi-Viterbo.

Il progetto, avviato nel 1972, ha subito numerose sospensioni e rallentamenti nel corso dei decenni. Dopo una nuova spinta negli anni duemila, con l’affidamento dell’incarico per la progettazione definitiva da parte della Regione Lazio, si è arrivati nel 2017 alla conclusione dell’iter tecnico e progettuale. Tuttavia, la complessità amministrativa legata al passaggio di competenze tra Regione Lazio e Anas ha bloccato l’appaltabilità dell’opera.

Nel 2018, infatti, il DPCM del 20 febbraio ha previsto il trasferimento della gestione del tratto stradale ad Anas, ma ha lasciato la titolarità attuativa alla Regione Lazio, impedendo di fatto l’avanzamento delle procedure. Per superare questo stallo, è oggi necessario attribuire ad Anas anche il ruolo di soggetto attuatore.

“Il progetto definitivo – si legge nella nota inviata dal presidente – è ormai concluso e prevede un’arteria a quattro corsie lunga 33 chilometri, esterna ai centri abitati di Sutri, Capranica e Vetralla. Si tratta di un’infrastruttura cruciale per collegare Viterbo alla capitale e per sostenere la ripresa economica del nostro territorio”.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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