
Il Risiko del termalismo continua. La partita non finisce neppure davanti alla vittoria del Comune di Viterbo al Tar. I Sensi non ci stanno e, questo almeno il pensiero di Fausto Sensi, da ieri mattina stanno pensando al ricorso al Consiglio di Stato.
La trama della storia è la seguente: gli storici gestori della struttura comunale non hanno gradito la delibera di consiglio del luglio 2014 dove Palazzo dei Priori ha deciso di dimezzare la quantità d’acqua termale utilizzabile. Questo nell’ottica di avere a disposizione più materia prima per permettere l’ingresso sul mercato termale viterbese di nuove realtà imprenditoriali.
La delibera determina il passaggio dagli attuali 40 litri al secondo a 22. Un valore considerato dai Sensi insufficiente a mandare avanti la propria attività. I Sensi la impugnano davanti al Tar che mercoledì ha emesso la sentenza. Netta e lineare dà ragione a Palazzo dei Priori. Per la gioia di Michelini, Delli Iaconi & Co e con grande dispiacere dei Sensi.
Per gli amministratori comunali è il momento del dialogo, dialogo che vorrebbe includere al tavolo anche gli eredi dell’imprenditore Socrate. Delli Iaconi punta a un sistema termale polivocale, con tanto di riesumazione delle ex Terme Inps. La sentenza del Tar aiuta la nascita di questa nuova situazione.
Il Comune intanto continua il suo cammino, avendo avanzato alla Regione Lazio la richiesta di riaffidare le concessioni minerarie in scadenza nel 2017. L’assessore al Termalismo Delli Iaconi punta ad avere in mano tutto “il cucuzzaro” dei litri per dividere “il pane e i pesci” tra più imprenditori. Nella convinzione che questa sia l’unica strada per rendere davvero Viterbo una città termale.
Ma per Fausto Sensi la sentenza del Tar è una iattura, che rischia di minare la sua azienda finora florida e capace di dare opportunità di lavoro alla bellezza di 178 persone. Insiste sul fatto che limitare la disponibilità d’acqua significa mandare in crisi Terme dei Papi, il centro termale del Comune che i Sensi gestiscono da decenni.
Delli Iaconi è fiducioso sull’apertura di una nuova era di pace. Troppo fiducioso. La realtà troppo spesso è più maligna dei sogni. Anche se questa volta è il Comune ad avere il coltello dalla parte del manico.


















