Riscuote per un anno la pensione della madre morta

VITERBO – A processo la figlia della donna che avrebbe percepito indebitamente una somma di circa ventimila euro.
VITERBO – Avrebbe riscosso per circa un anno la pensione della madre defunta. Una somma che si aggirerebbe sui ventimila euro. Somma che la donna non avrebbe mai restituito all’ Inps.
Per questo motivo la donna è finita a processo per “indebita percezione di erogazioni in danno dello stato”.
Per lei, una donna viterbese sulla sessantina, è scattata la denuncia penale ed è finita nelle vesti di imputata davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, per il reato previsto all’articolo 316 bis del codice penale.
Si torna in aula per la sentenza il prossimo 14 luglio.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
di Roberto Pomi
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
di Roberto Pomi


















