
IL PUNTO DI VISTA – A volte su Viterbo le proposte di valorizzazione della Città e del suo centro storico si accavallano e si annullano reciprocamente, perché vanno in direzioni opposte, ma ci sono anche momenti in cui da più parti arrivano ragioni e progetti che sono sì visionari, ma a partire da solide basi razionali.
L’idea di Alvaro Ricci, di trasferire da Piazza Crispi al centro il Museo Civico di Viterbo può essere apprezzabile, per certi versi; mentre per altri motivi fa sorgere perplessità. E’ apprezzabile l’idea di dividere i beni artistici e storici che contiene, girando i reperti etruschi all’Albornoz e le opere d’arte medievali e rinascimentali al Museo dei Portici; anche se, ad esempio, il sarcofago originale della Bella Galiana non meriterebbe di trasferirsi a Piazza della Rocca, ma potrebbe costituire la base di partenza per un Museo delle tradizioni e delle leggende viterbesi.
Come andrebbe sicuramente esplorata la possibilità di trasferire nell’attuale sede del Museo Civico un albergo, magari un albergo particolare viste le strutture medievali (ad esempio il chiostro) che contiene. Quali le controindicazioni? Due. La prima: l’eccessivo accentramento dei
luoghi turistici nel centro storico. In fin dei conti, Piazza Crispi è già “centro storico” e per il turista farsi una passeggiata fino a S. Maria della Verità sarebbe un modo per conoscere meglio Viterbo: da Piazza del Plebiscito, attraverso Corso Italia, via Mazzini, lo splendido connubio tra S. Maria del Poggio e la fontana del miracolo di S. Rosa, il S. Giovanni in Zoccoli del Polittico del Balletta e la vicina fontana a fuso medievale,
fino a risalire fuori delle mura a Porta della Verità, magari con la possibilità, proprio da lì, di percorrere un “giro turistico” delle circuito murario, attrezzato come accade a Cittadella o a Lucca.
L’altro dubbio è proprio sulla destinazione alberghiera dell’edificio attualmente museo: come detto, andrebbe “interpretato”, ma soprattutto mancherebbe di un parcheggio dedicato (oggi parcheggiare a Piazza Crispi e dintorni è un’impresa). C’è poi la notizia fornita dal consigliere delegato alle attività produttive Marco Nunzi, sull’interesse di un privato per aprire un hotel a 4 stelle nel centro di Viterbo. Qualcuno ha storto il naso, pensando ad una eccessiva “turisticizzazione” del centro storico, già pieno di B&B negli appartamenti, spesso suggestivi ma
scomodi nel lungo periodo, che i viterbesi non vogliono più abitare.
L’opportunità invece è da cogliere al volo, perché porterebbe “movimento” nel centro storico, e il movimento ha sempre riscontri commerciali positivi. Ha più effetto un hotel in centro che un ufficio comunale; per la semplice ragione che in un hotel devi sempre andare fisicamente, mentre in un ufficio comunale, con la digitalizzazione dei servizi amministrativi, andrai sempre meno. Ma si può fare anche di più. Se, come dicono i dati, Viterbo potrebbe rilanciarsi alla grande sul mercato turistico che conta (ma servono narrazioni, progetti e figure
professionali adeguati), è chiaro che la “svolta” potrebbe venire da un hotel-spa (vista la presenza di Terme) anche a cinque stelle, strettamente innestato nel centro storico (ex Banca d’Italia di via Marconi? Ex Ospedale degli Infermi?) e servito da adeguato parcheggio (Sacrario? Anche in versione sotterranea: ma non a Piazzale Martiri d‘Ungheria, ché è terra di riporto, quanto sul corso dell’Urcionio, ex rifugio
antibombardamento, in via Marconi stessa; e dotata di scale mobili).
Come ho già scritto più volte, a fronte di grandi cambiamenti in corso e di grande voglia di riscattare Viterbo, le cure palliative non servono, e sprecano solo risorse. Meglio cercare di colpire al bersaglio grosso. Che qualcuno lo faccia capire non solo a Palazzo dei Priori, ma anche – e soprattutto – in Regione.


















