Rinascita del centro storico? Apocalittici, integrati e opinionismo da bar
Francesco Mattioli
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VITERBO - Rinascita del centro storico? Beh, sì, no, forse, in parte… insomma… parliamone… ma parliamone per fare, né per distruggere, né per sognare dormendo. Comunque, sapendo sempre di cosa si sta parlando.

di Francesco Mattioli

Caro Direttore,

ha ragione: a Viterbo c’è un fermento urbanistico inusitato che sta cambiando faccia ad alcuni angoli della Città. Favorita dal PNRR, la strategia dell’attuale Amministrazione è quella di dare una veste più moderna ed efficiente ad una città ancora troppo ripiegata su sé stessa; ripiegata, mi spiace doverlo sottolineare, per una sorta di provincialismo e di mediocrità culturale che l’ha contrassegnata per decenni.

Le critiche all’operato dell’Amministrazione Comunale non mancano; e non devono mancare. Per i più disparati motivi: intanto, perché se sono critiche costruttive servono a migliorare assieme; poi perché chi sceglie inevitabilmente seleziona secondo i suoi punti di vista, tecnici o meno che siano, non necessariamente i migliori in assoluto, e quindi classificati come “errori” da chi è portatore di una visione differente. In questi casi, si tratta di un dibattito “alto”, per così dire, quello che caratterizza differenti orientamenti in campo urbanistico, architettonico, storico. Così, ad alcuni addetti ai lavori può sembrare eccessivo aver rinunciato al verde in gran parte delle basi del circuito murario, altri possono storcere il naso sulle persiane al Palazzo del Capitano del Popolo, altri ancora dubitano sulla pavimentazione di Piazza del Plebiscito. Ma, appunto, è discorso tra competenti, senz’altro culturalmente interessante. Poi c’è chi è chiamato a decidere, quindi prende una decisione motivata, e la cosa finisce lì.

C’è tuttavia anche la critica strumentale, direi fisiologica. Che è quella di chi, esautorato democraticamente dei suoi poteri e spinto all’opposizione, deve fare il suo mestiere, si direbbe il suo “sporco lavoro”, come lo definiva un mio amico politico di lungo corso. Magari arrivando perfino a criticare iniziative che lui stesso ha a suo tempo avviato. Tutto comprensibile; sociologicamente comprensibile, direi.

Ma l’opposizione deve anche fare l’occhiolino al pubblico; un pubblico sovente incompetente, disinformato, che ragiona di pelle, magari in una prospettiva del tutto personalistica, e che quindi – come accade anche nei social – dice tutto e il contrario di tutto. Anche questo è sociologicamente comprensibile: de gustibus non est disputandum e, restando al latino, tot capita tot sententiae; poi c’è il bastian contrario, ecc., ecc. il fatto è che taluni per vari interessi fanno da cassa di risonanza all’opinionismo da bar e così la voce dal sen fuggita del primo incontentabile di passaggio viene fatta passare per la voce del popolo…

Ma, tutto ciò premesso, e sottolineato che personalmente mi aspetto con interesse e speranza grandi cambiamenti in Città, mi permetterò di eccepire sull’idea di una trionfale “rinascita del centro storico”.

Tanta fiducia si scontra con tendenze in atto che non sono solo viterbesi, ma fisiologiche, che riguardano tutti i centri storici e che necessiterebbero di risposte drastiche, immaginifiche, forse neppure sufficienti a contrastare fenomeni che ormai sono trasversali.

Il centro storico di Viterbo sta acquistando migliori valenze nel campo dell’attrattività turistica e culturale; vero.

Ma ciò non significa recuperare quegli spazi urbani, ormai “vecchi”, che non rispondono alle esigenze dell’accoglienza turistica; che non sono lungo i percorsi privilegiati del turismo, dello shopping o della movida, questi sì ricchi di ristoranti, pizzerie, bar, negozi di souvenir, di b&b, sale mostre, ecc. Così molti spazi restano negletti, e vi si annidano la precarietà, la marginalità, la devianza sociale.

Ancora: le vecchie case del centro storico sono ormai inabitabili per gli attuali criteri di consumo abitativo: spazi stretti, scale ripide, finestre piccole, difficoltà di manutenzione, talvolta vincoli, mancanza di garage, inaccessibilità corrente. E su questo, è difficile tornare indietro, anzi semmai anche in questi casi si accrescono precarietà e marginalità sociale. Non fanno storia quei pochi fortunati (e romantici) viterbesi che possiedono una bella e comoda abitazione in centro: conta il fatto che negli ultimi settant’anni, da quando furono aperti i primi cantieri all’Ellera e ai Cappuccini, oltre 50.000 viterbesi – più di 8 su 10 – hanno abbandonato il centro storico.

Terzo punto: i centri storici diventano inaccessibili al traffico automobilistico; il che è giusto, ma se non si prevedono serie alternative (parcheggi serviti da navette in febbrile andirivieni, parcheggi di prossimità, ecc.) in una città dove l’auto l’ha fatta sempre da padrone, diventa solo una sentenza capitale.

Quarto punto: i negozi tradizionali chiudono; persino a Corso Italia, quindi lungo un tracciato ancora abbastanza frequentato. Perché sono di difficile accesso rispetto a quelli dei centri commerciali, dotati di parcheggi (perfino coperti…), di servizi di controllo, di servizi di pulizia h24, di una offerta differenziata e complementare. Se si pensa che persino i centri commerciali cominciano a soffrire l’esplosione degli acquisti in rete, si capisce che siamo di fronte a trends epocali su cui si possono fare solo modesti correttivi.

Allora: ben vengano gli interventi per rifare il look alla Viterbo turistica e culturale che conta. Ma occorre prevedere una rivoluzionaria gestione degli spazi urbani del centro in termini di accessibilità, fruibilità, sicurezza e igiene h24, magari trasformando certe vie in veri e propri “centri commerciali” con parcheggi sotterranei, scale mobili, coperture amovibili, gestione collegiale degli eventi, ecc.; “regalando” ad imprese private internazionali certi contenitori come l’ex Banca d’Italia (altro che uffici comunali, ormai superati dalle pratiche online). Attenzione, non è fantascienza: si è fatto a Verona come a Spoleto, a Ravenna come a Matera. Rivoluzioni che fanno tremare i polsi al progettista (e soprattutto a chi gestisce i bilanci comunali e quelli privati), che scatenano l’oltranzismo delle opposizioni, che sconvolgono il quieto vivere della gente comune, che fanno sbuffare chi vede davanti a sé solo pochi metri di cammino alla volta.

Rinascita del centro storico? Beh, sì, no, forse, in parte… insomma… parliamone… ma parliamone per fare, né per distruggere, né per sognare dormendo. Comunque, sapendo sempre di cosa si sta parlando

 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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