Rinascere, a via Saffi un'installazione a favore della lotta alla droga
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VITERBO- A Viterbo il 26 giugno 2021 alle 17 in via Saffi vi aspettiamo per inaugurare insieme l’installazione “Rinascere”

VITERBO-A Viterbo il 26 giugno 2021 alle 17 in via Saffi vi aspettiamo per inaugurare insieme l’installazione “Rinascere”. Street art, musica e allegria per celebrare la giornata mondiale contro la droga.

La Uoc Dipendenze patologiche di Viterbo, afferente al dipartimento Cure primarie della Asl di Viterbo, la società cooperativa sociale La rondine, l’associazione Yarn bombing Viterbo Aps vogliono proporre un progetto dal nome Rinascere, che dia la possibilità a 5 persone facenti parte dei progetti “Pai” attivi nel ser D di Viterbo, di sperimentare una nuova modalità di inclusione, socializzazione e appartenenza al territorio.

Uscire da una dipendenza è come nascere una seconda volta. La nascita, o rinascita in questo caso, implica tempo, rinunce, sofferenze fisiche e psicologiche. Significa rimettersi totalmente in gioco, senza nessuno che ti può davvero aiutare, oltrepassare il buio per seguire una luce in fondo, che spesso sembra un miraggio.

Ci vuole coraggio, determinazione, umiltà e tanta, tantissima forza d’animo. Chi ce la fa ha vinto una battaglia durissima, ma è solo una delle tante battaglie giornaliere che un ex tossico deve affrontare, perché la “ricaduta” è sempre in agguato, le tentazioni sono dietro l’angolo.

Con questa installazione vogliamo celebrare questa giornata importantissima con un omaggio alla vita. Negli incontri al centro diurno i ragazzi hanno realizzato dei grandi fiori di carta utilizzando materiali di riciclo (scarti di imballaggi e cartoni destinati al macero). Si tratta di creazioni inedite, che nascono dall’interazione creativa dell’associazione Yarn bombing Viterbo e dei pazienti Pai.

Un’installazione collettiva che raffigurerà la fioritura, la Rinascita, ponendo appunto sulle pareti di peperino della bellissima via Saffi queste creazioni, un giardino di grandi fiori di carta.

Il fiore che sboccia simboleggia una ripartenza, una possibilità di potercela fare di nuovo. I fiori, infatti, una volta appassiti, lasciano il loro seme a terra e con tenacia e pazienza aspettano il susseguirsi delle stagioni per poi buttare a terra radici nuove, erigersi verso il cielo e sbocciare in purezza, profumo e freschezza in tutta la sua coriacea fragilità.

Il presidente della cooperativa sociale La rondine Alberto Giuliani ringrazia la dottoressa Lagrutta e il dottor Cimarello e tutti gli operatori che hanno permesso la realizzazione di questa iniziativa. Si ringraziano soprattutto i partecipanti al progetto che hanno avuto modo di sperimentare anche in questa occasione una diversa modalità di integrazione sociale.

Parte integrante dell’installazione temporanea sarà anche un’opera sempre realizzata dai pazienti del progetto Pai dal nome Il giardino di Lea. Da un’idea di Leonardo Cappelli, che ha curato il laboratorio di creazioni Pop up, nascono fiori colorati.

Il giardino di Lea nasce dal desiderio di voler provocare un sorriso donando un fiore. Grazie alla tecnica utilizzata nei libri pop up, questo desiderio si realizza attraverso la creazione di fiori di carta delle dimensioni di un biglietto da visita. Colorati, intimi, unici, i fiori hanno tentato di rivolgersi, fin dal principio, a quelle realtà che quotidianamente popolano le cronache dei nostri giornali (violenza di genere, bullismo, emarginazione sociale, discriminazione) come strumento di aggregazione attraverso cui veicolare, elaborare, condividere o confrontare le emozioni da parte di chi è vittima.

Purtroppo sono ancora troppe le violenze e purtroppo è ancora troppo forte il senso di esclusione provato da chi cade nel dramma del gioco, dell’alcol o della dipendenza da alcune sostanze.

I laboratori per i progetti Pai hanno portato i ragazzi a partecipare ad una produzione seriale di fiori e ad un’organizzazione del gruppo in base alle loro singole abilità; c’era chi decorava, chi si trovava più a suo agio con colla e pieghe della carta, chi garantiva supporto assicurandosi che non mancasse mai acqua o caffè per chi ne desiderasse. Un vero gioco di squadra. Una squadra formata da più persone, ognuna con il suo rinnovato carattere e con una gran tenacia.

Ognuno di nuovo in fiore.

Gli Stati Generali La Fune
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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