
La maggioranza di Leonardo Michelini alla ricerca di un centro di gravità permanente. Il tutto non sulle note di Battiato ma delle ultime provinciali. Che dopo il 3 maggio si sarebbe aperta una fase nuova per Palazzo dei Priori era nella testa di molti. Di fatto sono iniziate le danze del rimpasto, che si preannuncia piuttosto complicato.
Il centro della questione
La politica è la continuazione con altri mezzi della guerra e come in tutte le battaglie quello che conta sono i rapporti di forza, i numeri. Palazzo dei Priori non è il regno dei cieli e quindi sottostà a queste regole spicce. Ma quali sono i numeri di oggi al Comune di Viterbo?
Le provinciali li hanno messi nero su bianco. Abbiamo essenzialmente due gruppi: “i fioroniani” e i Serra-Panunziani, gruppi del Pd che hanno “spanciato” nelle civiche. La prima squadra è composta da cinque consiglieri: Aldo Fabbrini, Daniela Bizzarri, Christian Scorsi, Martina Minchella e Augusta Boco. Il relativo spanciamento ingloba gran parte dei consiglieri civici, che sono confluiti in quello che è stato annunciato come nuovo soggetto politico: Moderati e Riformisti – Cambia la Tuscia. Nello specifico: i due di Viva Viterbo (Filippo Rossi e Maria Rita De Alexandris), tre di Oltre le Mura (Marco Ciorba, Paolo Simoni e Maurizio Tofani), Livio Treta e Paolo Moricoli (ex Sel). Un totale di 13 consiglieri. La seconda conta i sette democratici che hanno firmato il documento con cui si richiede a Michelini la verifica di maggioranza. Gruppo intorno al quale sono finiti per gravitare anche i consiglieri di Oltre le Mura Sergio Insogna e Francesco Moltoni. Il tutto per un totale di 9 consiglieri.
A questo punto puntiamo gli occhi sulle cariche. I cosiddetti “fioroniani” (un pezzo Pd più l’area dei Moderati e Riformisti) contano gli assessori Pd Ricci e Ciambella, ma anche Zucchi, Saraconi, perfino Valeri e Barelli. A questi c’è poi da aggiungere la presidenza del consiglio in capo a Maria Rita De Alexandris e perfino la carica di primo cittadino. Michelini è infatti leader dei Moderati e Riformisti e non più figura al di sopra delle sue forze di maggioranza. All’altra parte della maggioranza sulla carta risponde soltanto l’assessore Antonio Delli Iaconi.
In soldoni il gruppo dei 13 consiglieri trova rappresentanza in 6 assessori, volendo considerare Vannini come tecnico scelto dal sindaco, un presidente del consiglio e il sindaco stesso. I restanti 9 hanno un assessore. E’ proprio su questo squilibrio che si consuma il braccio di ferro e tutta la partita del rimpasto imminente.
Le prime mischie
Il primo scontro si è registrato mercoledì sera con la riunione del gruppo consigliare del Partito Democratico disertata dai “fioroniani” e conclusa con un documento di richiesta di verifica firmato dagli altri. Il secondo atto va individuato nel comunicato di Moltoni e Insogna che rimarcano la necessità della verifica. Poi tutto quello andato in scena ieri in consiglio. L’assenza dei “serra-panunziani” nella sala d’Ercole ha lanciato un segnale: senza di noi non c’è il numero legale. Poi Serra, unico del gruppo dei sette presente, ha criticato il sindaco chiedendo un cambio di marcia. Infine il sindaco che va dritto e sintetizza lo scontro in poche parole: “Se non vado bene sfiduciatemi, serve però coraggio”.
Può succedere di tutto
Ai più sembra eccessivamente remota l’ipotesi di una caduta anticipata dell’amministrazione. Servirebbe coraggio e in questo Michelini ha ragione. Ma se si pensa che 9 consiglieri possono essere disposti a sostenere un’amministrazione che non li rappresenta, che non li include nell’azione di governo, è anche questo piuttosto coraggioso. Può succedere di tutto.


















