
VITERBO – Il centro storico del capoluogo è un luogo sicuro? I numeri registrati dalla questura dicono di sì, quindi nella realtà dei fatti Viterbo è un luogo ancora sicuro. Però non si può e non si deve nascondere che diverse cose, negli ultimi anni, sono cambiate e la percezione di sicurezza della città si è modificata.
C’è una parte di viterbesi che non si sente sicura, che racconta di questa sensazione nei bar, nelle case, davanti all’uscita delle scuole, al pub e in palestra. Non siamo ai livelli della stazione Termini a Roma o delle baby gang nelle città metropolitane del Nord ma non si può ignorare che lo spaccio, la prostituzione e il bivacco molesto esistano anche a queste latitudini. Diversi fenomeni violenti sono stati registrati, soprattutto nella misura di risse. Clamoroso il tentativo di investimento davanti alla ex chiesa degli Almadiani di qualche mese fa o le accettate di ancora prima nell’area del Sacrario. Così come l’episodio della vetrina rotta su via Saffi a suon di “sampietrinate” per rubare un orologio a un onesto e bravo commerciante.
C’è da dire che episodi violenti di ogni tipo fanno notizia e giustamente vengono raccontati ed evidenziati da chi fa informazione. Comunque, al di là di ogni cosa, va preso atto che esiste una questione sicurezza nel centro storico. Il tema non ha lasciato indifferenti i vari livelli istituzionali: Prefettura, Comune e Questura; che infatti hanno aperto dei ragionamenti e messo in campo delle azioni di contrasto alla paura e di maggiore tutela delle persone e vigilanza del territorio.
Ecco, per il rilancio del centro storico, occorrerebbe una dose massiccia di sicurezza, almeno per il tempo necessario a recuperare quella situazione di insicurezza in cui, in maniera più che comprensibile, alcuni cittadini sono caduti. Servirebbe uno sforzo di presenza costante nel quadrilatero Via Marconi, Corso, via Saffi e via Ascenzi tra polizia, carabinieri e polizia locale. La presenza di agenti in divisa è sicuramente un buon segnale per tutti e un deterrente per i molesti o peggio per chi ha intenzione di compiere illeciti. Senza questa dose massiccia di tranquillità la narrativa (sacrosanta) della città insicura ormai non può più essere spezzata. Servono mesi di presenza intenza, di percezione di un cambio di situazione.


















