Rifiuti, sulla Tuscia lo spettro dell'inceneritore. Perché Palazzo dei Priori è restio ad adottare il protocollo Rifiuti Zero?
W1382462799K192639
lafune_800 x 120
Rifiuti, cosa c'è nel futuro della Tuscia? Il Viterbese potrebbe essere chiamato a ospitare un nuovo inceneritore? Cosa farà la politica locale? Ubbidirà o difenderà la salute dei cittadini e dell'ambiente? Chiediamo un segnale in questa direzione: l'adozione del protocollo Rifiuti Zero da parte di Palazzo dei Priori.

C’è il pericolo di un inceneritore nella Tuscia? Sì, ma il tema è scomodo e tutti preferiscono non parlarne. Siamo rimasti colpiti positivamente dalle dichiarazioni nette del segretario Pd Andrea Egidi dei giorni scorsi su La Fune: “Chi parla d’inceneritori è ubriaco dalla mattina alla sera”. Lo stesso segretario ha poi invitato i circoli del Partito Democratico della Tuscia a lavorare verso il protocollo “Rifiuti Zero”.

Ma i conti non tornano. Infatti il governo Renzi, muovendosi su quanto già improntato dal precedente governo Letta, sembra intenzionato a puntare sul sistema inceneritori per affrontare il tema rifiuti. Entro dicembre, il ministro dell’Ambiente individuerà gli impianti di incenerimento necessari a “raggiungere un sistema integrato e moderno di gestione dei rifiuti” da realizzare “su tutto il territorio nazionale”. Difatti il governo, con il decreto “Sblocca Italia” ha dimezzato i tempi di espropriazione dei terreni, delle procedure di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) e di autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.) per questi impianti.

LEGGI UN ARTICOLO SUL TEMA DEL FATTO QUOTIDIANO

Due passaggi burocratici necessari a stabilire se un impianto costituirà un rischio reale per la salute e l’ambiente. Queste procedure richiedono spesso accertamenti complessi e tempi lunghi, in ossequio al principio sanitario di precauzione: se non c’è certezza che non fa male non bisogna approvare.

Invece ora, riconosciuti come dannosi per salute e ambiente e superati da altre tecnologie, per il governo e il parlamento diventano “infrastrutture e insediamenti strategici” necessari a conseguire la “sicurezza nazionale”.

Nel decreto “Sblocca Italia” si prevede persino la costruzione di nuovi impianti, che nel documento vengono definiti “infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale”. Non compare più il termine “termovalorizzatori”, semplicemente perché l’Unione Europea ne ha vietato l’utilizzo, perché considerato ingannevole. Un fatto che la dice lunga, su questi impianti.

L’obiettivo è quello di dismettere le discariche attraverso l’introduzione dell’incenerimento. Le nuove disposizioni prevedono la circolazione dei rifiuti da Nord a Sud, per arrivare negli inceneritori. In barba alla legge di prossimità, che impone di trattare e smaltire i rifiuti quanto più vicino al luogo di produzione. E in sfregio alla vera soluzione, attuata in tante parti d’Italia e del mondo e attuabile ovunque: la raccolta differenziata porta a porta. Un sistema ben definito nel protocollo “Rifiuti Zero” e che permette di dare nuova vita agli scarti e creare posti di lavoro e introiti per i Comuni.

Ma gli inceneritori sono un grosso business per le lobby, che in questo Paese se ne fregano di tutto e tutti. Gli inceneritori producono inquinamento, morte e non danno occupazione come farebbe l’applicazione del protocollo “Rifiuti Zero”.

Esistono 4 impianti di incenerimento nel Lazio, tre nella zona di Roma e uno a Frosinone. E nel nord della regione? Ancora niente, ma potrebbe essere deciso di realizzarlo. Il tema è caldo, anzi caldissimo. Possibile che Egidi non sappia niente di tutto questo scenario? E perché Francesco Serra, capogruppo del Pd, se interrogato sul tema rifiuti tende a utilizzare sistematicamente il mantra: “Occorre chiudere il ciclo dei rifiuti”?. Altra domanda: perché il Comune di Viterbo non ha ancora adottato il protocollo “Rifiuti Zero”, che di fatto mette al bando l’inceneritore?

aiac_banner_02
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Fune 300x300
monastero interno
asvis 2
Onda
Masicar300x300-optimize
Foto Fisioterapy Center
aiac_banner_01
TdP_Inalazioni
domenicale post
Jeep_Compass_apex_300x300_200
lafune_300 x 600
POST FB 02