
VITERBO – Rifiuti, all’orizzonte un altro bel giro di appalto ponte. Tutto rimarrà così come è, su un tema strategico anzi “strategicissimo”. Una continuità bestiale, che in realtà rischiava di essere consacrata da un nuovo appalto che, tariffa puntuale a parte, in troppo cose ricalcherebbe il vecchio modello. Una vera e propria iattura per la città di Viterbo perché non può esserci niente di peggio che continuare a mandare avanti vecchi modelli che già hanno messo in evidenza la propria inefficienza e inefficacia.
Frontini non può e non deve, perché l’idea di città raccontata in campagna elettorale era in discontinuità con un passato che i viterbesi hanno bocciato, somigliare ad Arena. Altrimenti tutti andremo in confusione e non capiremo più la differenza tra quando governava l’uno e il governo dell’altra, trovandoci scaraventati in un tempo tutto uguale almeno sui rifiuti e domandarci: ma amministra Giovanni Frontini o Chiara Arena?
Frontini sarà costretta a un nuovo appalto ponte ma questo tempo può diventare la sua fortuna ed evitarle l’errore, figlio della mancanza di coraggio e di probabili cattivi consigli, di continuare a suonare sul piano dei rifiuti il medesimo spartito di chi l’ha preceduta.
Invece ci sarebbe bisogno di rivoluzionare tutto, di affidarsi ai migliori, agli innovatori veri. E c’è dove guardare. Basta andare in direzione Capannori, Toscana (Lucca), dove opera un tale che di nome fa Rossano Ercolini. A lui il Premio Nobel per l’Ambiente nel 2013. L’uomo che ha fondato la strategia ‘Rifiuti Zero’ e quel ‘Protocollo Rifiuti Zero’ che governa la gestione dei rifiuti su un’area d’Italia di 7 milioni di abitanti circa (un decimo del Paese). E dentro non ci sono solo realtà di piccole dimensioni come Oriolo Romano ma c’è anche Napoli, tanto per rendere l’idea.
Il nuovo piano dei rifiuti di Viterbo dovrebbe essere costruito guardando davvero al futuro e sfruttando know e competenze che viaggiano lontano dai soliti circuiti della monnezza. Anche perché dentro il pensiero classico troviamo i burroni della maxi discarica oggi e magari dell’inceneritore domani. Ora, riconoscendo l’inutilità di impostazioni ideologiche su discariche e inceneritori, sarebbe necessario progettare un sistema di gestione dei rifiuti di livello e qualità. Tutte cose che l’adesione al Protocollo Rifiuti Zero permetterebbe. Sono 327 i comuni d’Italia che oggi sono nella rete Rifiuti Zero e stanno gestendo al meglio la complessa tematica, studiando di continuo e analizzando accuratamente tutti i dati raccolti. Studio e analisi dei dati che nel modello classico di gestione non sono neanche contemplati. Non si considerano neanche possibili economiche attivabili nella gestione intelligente dei rifiuti. Una miopia che dovrebbe essere stroncata prima possibile a meno che Chiara Frontini non voglia somigliare troppo a chi c’era prima diventando Chiara Arena e facendo somigliare il predecessore a lei potendoci permettere di ironizzare e chiamarlo Giavanni Frontini. Solo una telefonata a Rossano Ercolini potrà evitare l’incantesimo.


















