
VITERBO – Rifiuti, Palazzo dei Priori cerca una soluzione a un quadro piuttosto complicato. Non c’è ancora il quadro per il nuovo bando di gara e la proroga concessa a settembre a Viterbo Ambiente scade a giorni.
Per esattezza la scadenza è fissata per il 15 marzo. La scorsa settimana, esattamente lunedì 4 marzo, si è tenuta un’importante riunione che ha visto protagonista i capigruppo di maggioranza (assente Fratelli d’Italia), il sindaco e i legali che stanno seguendo la vicenda per conto del Comune di Viterbo.
Serve una gara d’appalto europea visto che si parla di un servizio per 66 milioni di euro, in sei anni. Ma i tempi per espletarla e assegnare il servizio sarebbero lunghi e naturalmente il servizio non può essere interrotto. Si delinea l’ipotesi di un appalto ponte ma il tema è particolarmente scivoloso e a rischio ricorsi.
Da qui la necessità di trovare una via d’uscita, blindata soprattutto dal punto di vista del rispetto delle norme e che metta il Comune in condizione di non subire ricorsi da parte di eventuali soggetti interessati al cospicuo business.
Il mix sul piatto non è dei più digeribili. Diversi gli ingredienti con cui fare i conti: il progetto in essere, le linee guide per il nuovo bando approvate dalla precedente amministrazione comunale che tratteggiano una prospettiva differente dall’esistente e cristallizzata nel progetto firmato da Ambiente Italia e un consiglio straordinario sui rifiuti che ha espresso la volontà di modificare quelle stesse linee guida.
Di fatto occorre trovare una strada sicura, dal punto di vista legale, per prendere il tempo necessario a scrivere un nuovo progetto per la gestione del servizio. Questo sarà compito dei legali, visto che lo studio dell’avvocato Pierluigi Piselli ha ricevuto incarico per “supporto giuridico al rup” già in era Michelini. La politica invece dovrà trovare una sintesi sulla prospettiva da dare al delicato servizio, vista anche l’esperienza di questi anni appena trascorsi e le
non poche difficoltà emerse.
Come l’aglio per i vampiri l’ipotesi di un aumento delle tariffe. E’ proprio questo il punto da scongiurare e che invece il precedente progetto di fatto va a imboccare con tutte le scarpe. L’attuale maggioranza punta a portare a casa un ulteriore risultato: l’aumento dello spazzamento. Questo per mettere a tacere le continue lamentele per la città sporca.
Altro tema caldo il destino delle “zone C”, le famigerate isole di prossimità. Si punterebbe ad abolirle attraverso l’estensione del porta a porta anche alle utenze più periferiche. Azione che permetterebbe risparmi riducendo il conferimento in discarica di indifferenziato, perché oggi nelle zone C non si distingue l’umido, ma farebbe lievitare i
costi di raccolta. A giocare il ruolo di jolly, utile per calmierare il rialzo delle tariffe, le 5mila utenze fino a oggi non censite e fatte “riemergere” dal settore tributi. Più utenti da servire, è vero, ma anche 5mila paganti in più.


















