
Poche settimane fa, alla vigilia della grande manifestazione di Corchiano contro il deposito nazionale di scorie nucleari, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, annunciava a sorpresa che il Governo stava valutando la possibilità di rinunciare al progetto di un unico sito nazionale per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Una dichiarazione che, per tempismo e contenuto, suonava più come un tentativo di smorzare l’onda di protesta che come una reale svolta nella strategia energetico-ambientale del Paese.
All’epoca, pur con il sospetto che si trattasse di una mossa tattica, molti vollero cogliere il segnale come un’apertura, un cambio di rotta. Arrivarono perfino i comunicati stampa di ringraziamento da parte di alcuni rappresentanti istituzionali locali, che si affrettarono a rivendicare un ruolo determinante nel presunto cambio di passo del ministro.
Ma oggi il castello di parole è crollato con fragore. Davanti alla Commissione Ambiente presieduta dall’onorevole Mauro Rotelli, lo stesso ministro Fratin ha dichiarato che il deposito unico si farà comunque, anche senza il consenso dei territori. Altro che dialogo e condivisione: il Governo è pronto ad andare avanti a colpi di Consiglio dei Ministri.
Una smentita plateale delle dichiarazioni precedenti. E, soprattutto, una presa di posizione che suona come uno schiaffo a quei cittadini, comitati, amministratori e associazioni che da anni lottano per evitare che il proprio territorio diventi il capolinea dei rifiuti nucleari italiani.
E ora? Ora attendiamo parole chiare da chi solo poche settimane fa brindava alle (false) rassicurazioni del Governo. Dal sindaco di Civita Castellana e consigliere provinciale Luca Giampieri, che parlava di “grande soddisfazione” per le parole del ministro. Dal consigliere regionale Sabatini, che sottolineava la “perfetta coerenza” dell’esecutivo Meloni nel voler evitare imposizioni. E dallo stesso presidente della Commissione Ambiente Mauro Rotelli, che aveva salutato con favore “la scelta di evitare decisioni imposte dall’alto”.
Parole utili forse a depotenziare un fronte unito, trasversale, fatto di cittadini e istituzioni locali che si sono schierati contro un’ipotesi calata dall’alto e potenzialmente devastante per il futuro ambientale, economico e sociale del territorio.


















