Restituire Viale Trento ai cittadini, la grande occasione del trasferimento della scuola d'Ellera
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VITERBO - Governare una città, gestirla, sanarne le ferite e farla crescere sono obiettivi che possono essere raggiunti rovesciando certe prospettive incancrenite.

VITERBO – Governare una città, gestirla, sanarne le ferite e farla crescere sono obiettivi che possono essere raggiunti rovesciando certe prospettive incancrenite. La sfida di un buona amministrazione, a tutti i livelli, passa spesso per la capacità di rovesciare quello che non funziona. Da questo si misura la forza delle istituzioni tutte: Comune, Questura, Prefettura. 

Viale Trento è in questi giorno al centro del dibattito cittadino. C’è all’orizzonte la prospettiva di un trasferimento su questa zona della città dei ragazzi della scuola Ellera. Lo storico istituto ha infatti bisogno di lavori importanti di riqualificazione, e questa è già di per sé una buona notizia, e per realizzarli c’è necessità di trovare nuovi spazi per gli studenti. C’è preoccupazione, legittima e giustissima, da parte dei genitori. La paura e le ansie sono nello spostamento della scuola su viale Trento. 

Perché? Ve lo diciamo senza problemi: viale Trento è diventata una piazza di spaccio. Lo sanno tutti, basta andare nella zona e osservare per rendersene conto. Da qui la paura dei genitori, ragazzi piccoli ogni giorno per il prossimo anno scolastico dovrà frequentare un’area di Viterbo caduta nel degrado. La soluzione più spiccia che si potrebbe essere tentati di percorrere è quella di fare pressione per cambiare la sede del trasferimento. Da qui le polemiche, arrivate giustamente anche in consiglio comunale e sanamente rappresentate dai consiglieri d’opposizione (che quando fanno il loro lavoro sono preziosissimi, come in questo cosa). 

Ma se provassimo, anziché giocare sempre di rimessa, a tentare un percorso più coraggioso? Se non impostassimo il dibattito sul trasferimento dei ragazzi dell’Ellera su viale Trento secondo i canoni della preoccupazione e della paura? Proviamo a farlo. Diciamo che lo spostamento della scuola Ellera a viale Trento rappresenta una grande opportunità. L’esigenza di rendere quel quadrante la sede di una scuola numerosa e importante pone tutti davanti a un obbligo: recuperarlo e renderlo sicuro, anche bello. Sì perché la bellezza è il primo strumento d’educazione. 

Allora anziché sprecare energie e fiumi di parole sulla polemica del trasferimento usiamo la stessa forza per chiedere a Comune, Prefettura e Questura di dare il massimo affinché Viale Trento diventi una delle zone più sicure, pulite e belle di Viterbo. Non dimentichiamoci che in questa parte di città c’è una meraviglia che si chiama Consorzio Biblioteche. Un fiore, direbbe De Andrè, nato dal letame del quartiere. Allora anziché partire dalla base di spaccio, dalla gente che bighellona tipo zombi, da chi caga (si avete capito bene, caga) nella macchinetta per fare le fototessere partiamo dalla voglia di ripulire Viale Trento. Esistono delle mosse di base da mettere in atto come togliere di mezzo le panchine. Quello deve essere trasformato no in un posto per stazionare ma in un’area di transito per raggiungere servizi: biblioteca, scuola e magari altro che può essere aggiunto. Se togli le panchine dissuasi “il bivacco”, lo rendi strutturalmente più scomodo e sconveniente. Seconda mossa piazzare stabilmente una pattuglia di poliziotti o carabinieri. La presenza è potere e quando lo stato è presente “spazza” via l’illegalità. Quale insensiente spaccerebbe sotto gli occhi delle forze dell’ordine? Predisporre una sorveglianza con tante telecamere h24 sarebbe utile. A tutto questo il Comune dovrebbe aggiungere un servizio di pulizia e spazzamento maniacale. Operai al lavoro significa “dissuadere” a comportamenti scorretti. 

Quindi arriviamo alla questione della raggiungibilità. I genitori hanno ragione quando pongono il problema del come arrivare in macchina. La città è stata non organizzata, nei decenni, a considerare aspetti come questo. C’è il disastro fuori ogni scuola e i servizi di TPL per troppo tempo hanno lavorato male. L’area di Viale Trento va preparata a essere confortevole per l’arrivo dei ragazzi, anche in macchina. Quindi si potrebbe introdurre un divieto di parcheggio di mattina così da garantire posti auto per le scuole con tempo dieci minuti, per garantire un ricambio frequente dei mezzi in sosta. Si potrebbe sondare il terreno per utilizzare parcheggi privati, presenti nell’area, per le auto di chi porta i figli a scuola. Insomma anziché sprofondare il dibattito nella trita e sterile polemica bisognerebbe vivere quanto necessario come lo spostamento della scuola come l’occasione per restituire alla città sana Viale Trento. 

Questo significherebbe governare la città. Auguriamo che ci siano le capacità.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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