"Rendiamo fecondo l'Amore che ci è donato nei sentieri della comune speranza"
Foto vescovo di Viterbo Orazio Francesco Piazza
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VITERBO - Il vescovo Francesco Orazio Piazza ha affidato a un messaggio, che condividiamo con i lettori de La Fune, i propri auguri di Pasqua. 

VITERBO – Il vescovo Francesco Orazio Piazza ha affidato a un messaggio, che condividiamo con i lettori de La Fune, i propri auguri di Pasqua. 

Il Messaggio di auguri del vescovo

Carissimi fratelli e sorelle in Gesù Cristo, nostra unica speranza, si conclude nella gioia pasquale del Risorto il percorso impegnativo della Quaresima sostenuto dai doni dello Spirito e condiviso nel comune sentiero spirituale delle catechesi foraniali. Rendo lode al Signore per l’impegno profuso da tutti, sacerdoti, religiosi e laici, nel desiderio di rendere il cuore sempre più pronto e disponibile alla presenza provvidente di Dio. 

Abbiamo iniziato il percorso ricordando a noi stessi il suo Amore che sostiene: “sono amato, ed esisterò per sempre nell’amore che non delude e dal quale niente e nessuno potrà mai separarmi” (Papa Francesco).

In questo percorso ci siamo impegnati a “tenere accesa la fiaccola della speranza che ci è stata donata, e fare di tutto perché ognuno riacquisti la forza e la certezza di guardare al futuro con animo aperto, cuore fiducioso e mente lungimirante”. E’ un dono, quello dell’Amore di Dio che genera speranza, che assume il vostro volto, incarnato nella vita, al punto da rendere ognuno dono consegnato a quanti cercano sentieri di rinnovata fiducia. 

Nella Pasqua del Signore Gesù siamo illuminati di questo chiarore che dà vita; dobbiamo ancora più aprire le finestre del cuore ed esso si dona, penetra, illumina, fino a mostrare tutto sotto una luce nuova; tutto è ringiovanito e possiamo rinascere. Con la linfa della Risurrezione “l’uomo porta con sé e in sé quello che per il suo bene vuole donare. Questo dono è conforme a quello di Cristo che si è fatto offerta vivente. Non trascurare quello che la sua potenza e la sua generosità ti hanno dato. Il Cristo sia la tua forza, la croce rimanga come protezione sulla tua fronte, rendi il tuo cuore un altare: e così, nella sicurezza che ti dà la presenza di Dio, conduci la tua vita”. (Pietro Crisologo, Sermoni, 108).

In tale consapevolezza, in vario modo sperimentata, sono due le condizioni che permangono costanti: la Parola-Amore provvidente, quale riferimento per la vita e il quotidiano discernimento delle situazioni nel vivere, in cui riconoscere i segni della volontà di Dio. Tali riferimenti renderanno fecondo in noi l’amore ricevuto, in abbondanza, e prenderanno la forma personale e riconoscibile del valore aggiunto del nostro impegno (Cf LG 50) attraverso una dedizione personale (totale, fedele, assidua) che, gradatamente, condurrà a vivere l’intima unione con Dio e una effettiva comunione con chi fa parte della nostra vita. 

La linfa della Resurrezione alimenta questa dedizione e incoraggia a progredire “ogni giorno, tendendo continuamente a ciò che è posto davanti (Cf Ef 4,23; Fil 3,13), senza perdersi d’animo, proprio come chi volendo spingere una barca contro la corrente di un fiume, necessariamente o avanza, oppure, se cessa dallo sforzo, viene trascinato dove vuole la corrente”. (Giovanni Cassiano, Conferenze, 6,14). 

Il triduo pasquale, vissuto da ciascuno nelle personali condizioni di vita, ha mostrato con chiarezza come il Signore Gesù, che si è volontariamente offerto alla passione, ha radicato in noi la speranza della certezza dell’Amore misericordioso di Dio che non lascia soli, ma rigenera e riconsegna a nuova vita. 

Oggi rinnoviamo, insieme, la gioia della Pasqua e riverberiamo la sua luce nella vita. Ognuno sia sempre più segno della speranza del Crocifisso-Risorto e prosegua con fiducia nel faticoso cammino da affrontare, in ogni condizione, riconoscendolo come dono in cui poter esprimere la forza feconda del proprio amore. La vita ricevuta in dono sia vita donata e condivisa. 

Il Padre provvidente conceda a tutti noi la serenità necessaria per compiere l’opera affidata e il Suo amore, rivelato in pienezza nella Pasqua del Cristo e nel dono dello Spirito, abiti il nostro cuore donando luce al comune cammino nella fraterna corresponsabilità. 

La mia preghiera, che invoca ogni benedizione da Dio per tutti voi, sia il segno della personale e amorevole cura che vi accompagna nella vita”. 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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