Regione Lazio, dopo 11 anni fine per il commissariamento della Sanità. Ora possibili investimenti e nuove assunzioni. Zingaretti: "Passaggio storico"
Nicola Zingaretti
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ROMA - La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera definitivo all’uscita della Regione Lazio dal commissariamento della sanità. Dopo undici anni quella segnata in queste ore è una data storica.

ROMA – La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera definitivo all’uscita della Regione Lazio dal commissariamento della sanità. Dopo undici anni quella segnata in queste ore è una data storica.

E “giornata storica” è proprio la definizione adottata, per commentare il fatto, dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti: “E’ una giornata storica per la Regione Lazio. Ciò vuol dire che c’è un riformismo che cambia le cose e che ha portato il disavanzo da 2 miliardi di euro a un attivo di alcuni milioni di euro. In questi anni sono migliorati i livelli essenziali di assistenza, cioè la qualità delle cure, con cifre passate da 114 a 190 milioni. Ora si apre una bella stagione di assunzioni per rafforzare la qualità degli operatori e anche di investimenti per centinaia di milioni di euro sulle infrastrutture sanitarie e noi costruiremo e vogliamo costruire un modello di difesa del diritto alla salute originale e nuovo, capace di unire grandi strutture di eccellenza, la sanità territoriale e la sanità domiciliare”.

Di fatto la sanità del Lazio ha fatto passi in avanti importanti. Il bilancio in attivo, una tendenza positiva dei conti, un adeguamento dei Lea alla media nazionale, i piani operativi che ora vanno portati avanti. I conti in ordine significa anche liberare risorse per nuove assunzioni. 

 

 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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