Referendum sull'acqua pubblica: "Il Comune ha fatto una figura meschina"
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Paola Celletti dell'Usb si scaglia contro il Comune che non ha saputo prendere in tempo la decisione sul referendum: "C'era la palese intenzione di affossarlo"

Non si placano le proteste contro l’amministrazione di Viterbo dopo che ieri il referendum sull’acqua pubblica è stato fatto fuori. I comitati che richiedevano la consultazione popolare, infatti, avevano raccolto oltre 3000 firme e presentato la richiesta a luglio, ma grazie alla crisi interna ci si è ritrovati a parlarne solamente ieri durante la prima commissione, a un giorno di distanza dalla scadenza dei termini.

La discussione in prima commissione, poi, non ha potuto decidere nulla, visto che il segretario generale era a casa in malattia, mentre tutta la pratica se ne stava nel suo ufficio chiuso a chiave. Una situazione che è presto degenerata in urla e insulti, tanto che qualcuno si è sentito in dovere di far arrivare nella sala della commissione la polizia locale, altro fatto poco gradito ai comitati che volevano solo esercitare il loro diritto di democrazia con un referendum. Ora sulla questione interviene anche Paola Celletti, della Usb, che rincara la dose. “Referendum sull’acqua pubblica: l’intenzione di affossarlo era chiara ma la figura è stata vile e meschina”.

“Vile – continua – perché non hanno avuto il coraggio di dire ai cittadini che anche loro sono per la privatizzazione e si sono nascosti dietro falsi pretesti tecnici appositamente costruiti alla vigilia della scadenza. Meschina perché realizzata nella più totale incompetenza tecnica, adducendo a un parere senza firma e senza  protocollo. Un pezzo di carta senza valore, buono solo per farci il fuoco, che nessuno si è preso la responsabilità di sottoscrivere, né consiglieri né segretario generale”.

“Un pezzo di carta, ripetiamo, senza firma che, paradossalmente, andrebbe a mettere in dubbio le firme dei cittadini identificate con documenti di identità validi e controllabili in qualsiasi momento da parte dello stesso Comune. Una conclusione che la I Commissione comunale non si è presa la responsabilità di assumere  rinviando la seduta a data da destinarsi, quando la scadenza dei termini per l’indizione del referendum è domani. Questa è l’arroganza di una classe dirigente comunale senza dignità e di bassissima lega, specchio di quella nazionale con un Pd che in piazza porta le bandiere dell’acqua pubblica e che nelle stanze del potere lavora in accordo con le multinazionali”.

“Una dittatura – conclude la Celletti – del capitale che accomuna  in un unico progetto le destre che hanno dichiaratamente abbracciato la scellerata scelta della privatizzazione e le sinistre al potere che vigliaccamente obbediscono ai poteri forti tradendo le aspettative dei cittadini. Un esempio lampante ‘lo Sblocca Italia’, che al suo interno contiene il piano di privatizzazione dell’acqua senza mai chiamarlo con il suo nome. Usb, parte integrante del Comitato ‘Non ce la beviamo’, continuerà la sua lotta a Viterbo e in tutti i Comuni d’Italia che attuano questa ignobile politica di mercificazione dei beni comuni e di abolizione della democrazia e dei diritti dei cittadini”.

Gli Stati Generali La Fune
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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