Referendum, Il Pd locale "immobile" per rispetto della strategia renziana. E i Mori?
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La domanda locale da farsi è: il Pd provinciale è veramente “impegnato in altre cose” o piuttosto i Mori, sulla carta alleati, non hanno ben chiara la visione del capo? Se fosse così l'altra domanda da farsi è: perché?

Referendum costituzionale, la strana asimmetria tra il fronte del Sì e quello del No sarebbe tutta frutto di una precisa strategia renziana. E’ balzato agli occhi di molti che il Pd, dal livello nazionale a quello locale, ha assunto un atteggiamento di basso profilo sulla riforma.

Nel Viterbese abbiamo assistito negli ultimi giorni a un’accelerata del fronte del No, soprattutto da parte degli ambienti di centrodestra. E’ infatti nato, sotto la presidenza di Fabrizio Fortini, il Comitato per il No Centrodestra Viterbo. Un cartello che vede di nuovo insieme – accomunati dal desiderio di “abbattere Renzi” e aprire un nuovo spazio politico dove ristrutturarsi e tornare ad avere delle chance – tutte le diverse anime e figure locali dell’invincibile armata che ha fatto il bello e cattivo tempo per venti anni nella Tuscia.

Dall’altra parte del cielo nessuna reazione, fatto salvo per la strigliata a mezzo stampa dei Mori, che nel fine settimana hanno fatto sentire la propria voce: “Noi in campo per il Sì al referendum ma nessuno ci ha cercato. Forse ai democrat viterbesi non interessa vincere”. Ma hanno detto anche dell’altro: “I Moderati e Riformisti dell’ amministrazione provinciale di Viterbo hanno aderito alla Costituente Popolare per il Sì al Referendum dopo l’incontro a Orvieto con il vice segretario nazionale Lorenzo Guerini e programmato una serie di iniziative sul territorio. Il Partito Democratico provinciale ovviamente non ha avviato nessun contatto e nessuna collaborazione, anche se ben consapevole, specie dopo i risultati delle elezioni amministrative, che
la vittoria del sì in questa provincia passa per una collaborazione con noi”.

E proprio questo posizionamento dei Mori appare piuttosto interessante. In effetti il silenzio del Pd locale non andrebbe inquadrato, come si potrebbe essere tentati a fare, come immobilismo. Piuttosto si tratterebbe di una precisa strategia scritta direttamente dal cerchio magico renziano. Sarebbe nota quindi al Pd e ignorata da quelli che si candidano a essere alleati naturali (i Mori)?

Strategia che si concretizzerebbe in questa indicazione di massima: “Le macchine della campagna per il sì al referendum costituzionale lavoreranno a pieno regime solo da settembre”. Questo troverebbe ragione in una precisa manovra che Renzi vorrebbe concretizzare e che punterebbe a fissare la data della consultazione a fine novembre: il 20 o, più probabilmente, il 27 (ipotizzato anche il 4 dicembre).

Così viene riportato da Panorama che racconta anche di un preciso ordine impartito dal segretario del partito a tutti i livelli: toni bassi, nessuna replica a chi dal fronte del No polemizza e mobilitazione di ogni forza per il rush finale.

Il piano-Renzi inviterebbe a parlare della riforma solo nel merito, puntando a fare buon uso della legge di stabilità, con cui Renzi punta a dare un’immagine positiva del governo legata essenzialmente alla riduzione della tassazione. Così potrebbe giocarsi la carta di un governo capace di spinta propulsiva e innovazione e tentare di far apparire le forze del fronte del No e il No al referendum una sorta di ritorno all’austerity.

La domanda locale da farsi è: il Pd provinciale è veramente “impegnato in altre cose” o piuttosto i Mori, sulla carta alleati, non hanno ben chiara la visione del capo? Se fosse così l’altra domanda da farsi è: perché?

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