Referendum 4 dicembre, sessanta giorni di battaglia politica
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Il referendum costituzionale rappresenta uno snodo cruciale per la politica a tutti i livelli. Dal suo esito dipenderanno quei movimenti necessari destinati a buttare al mare un pezzo di ceto politico, anche locale.

4 dicembre, questa la data da segnare sul calendario. E potete giurarci che l’hanno già fatto ieri segretari e coordinatori locali di partiti e movimenti che saranno impegnati per la bellezza di ben sessanta giorni a darsi battaglia.

Il referendum costituzionale rappresenta uno snodo cruciale per la politica a tutti i livelli. Dal suo esito dipenderanno quei movimenti necessari destinati a buttare al mare un pezzo di ceto politico, anche locale. Alcuni rimarranno a galla, altri entreranno nel tunnel del declino. Inevitabilmente. Comunque andranno le cose ci saranno cambiamenti importanti, fatidici. Per questo il clima che si sta apparecchiando è da resa dei conti.

Nella Tuscia avrà un bel da farsi il Partito Democratico, partito di Renzi ma non solo. E quindi destinato in qualche modo anche a scontri intestini. Sebbene la maggioranza di rappresentanti e iscritti siano posizionati per il Sì non mancano le divergenze dell’ala più a sinistra del partito. Le sinistre storiche in generale, sebbene forze residuali e divise, sono compatte sul fronte del No. Al mondo del No appartengono i Cinque Stelle, vertici e base in maniera concorde. Stessa storia per l’intera galassia di centrodestra, che ha anche costituito un comitato provinciale per il No.

Così assisteremo nei prossimi due mesi a un susseguirsi di appuntamenti, tavoli, arrivi di personalità. Un confronto tra Sì e No, ma anche tra gli stessi “parenti”. Tutti proiettati a conquistare più simpatie, consensi, appeal elettorale. Perché subito dopo il referendum si apparecchia lo scacchiere delle elezioni e la campagna elettorale inizierà a prendere slancio.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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