
4 dicembre, questa la data da segnare sul calendario. E potete giurarci che l’hanno già fatto ieri segretari e coordinatori locali di partiti e movimenti che saranno impegnati per la bellezza di ben sessanta giorni a darsi battaglia.
Il referendum costituzionale rappresenta uno snodo cruciale per la politica a tutti i livelli. Dal suo esito dipenderanno quei movimenti necessari destinati a buttare al mare un pezzo di ceto politico, anche locale. Alcuni rimarranno a galla, altri entreranno nel tunnel del declino. Inevitabilmente. Comunque andranno le cose ci saranno cambiamenti importanti, fatidici. Per questo il clima che si sta apparecchiando è da resa dei conti.
Nella Tuscia avrà un bel da farsi il Partito Democratico, partito di Renzi ma non solo. E quindi destinato in qualche modo anche a scontri intestini. Sebbene la maggioranza di rappresentanti e iscritti siano posizionati per il Sì non mancano le divergenze dell’ala più a sinistra del partito. Le sinistre storiche in generale, sebbene forze residuali e divise, sono compatte sul fronte del No. Al mondo del No appartengono i Cinque Stelle, vertici e base in maniera concorde. Stessa storia per l’intera galassia di centrodestra, che ha anche costituito un comitato provinciale per il No.
Così assisteremo nei prossimi due mesi a un susseguirsi di appuntamenti, tavoli, arrivi di personalità. Un confronto tra Sì e No, ma anche tra gli stessi “parenti”. Tutti proiettati a conquistare più simpatie, consensi, appeal elettorale. Perché subito dopo il referendum si apparecchia lo scacchiere delle elezioni e la campagna elettorale inizierà a prendere slancio.


















