
IL PUNTO DI VISTA – Rapporto sull’ecosistema urbano di Lega Ambiente. I capoluoghi laziali non se la passano molto bene, e se tuttavia alla fine in classifica generale Roma – una metropoli che dovrebbe soffrire molto sul piano ecologico e ambientale – si posiziona meglio di Viterbo, Rieti, Frosinone e Latina, è chiaro che c‘è qualcosa di poco comprensibile.
Le graduatorie sulla qualità della vita, sull’ecosistema urbano ecc. sono utilissime per avere un quadro della situazione delle nostre città; ma molto dipende dall’ideologia, dai criteri utilizzati e dall’aggiornamento dei dati. E di questi caveat e di certe contraddizioni metodologiche ne parla abbondantemente la letteratura scientifica sull’argomento.
Viterbo appare come una città ancora arretrata in fatto di ambientalismo; sicuramente le magagne sono ancora numerose, basta farsi un giro per le strade e per le vie di periferia. Ma osserviamo meglio i dati del Rapporto: sembra che ci sia qualcosa che non torna.
Viterbo appare nelle retrovie in fatto di verde pubblico e di piste ciclabili. Sul verde pubblico occorre capirci. Di che parliamo? Pratogiardino, Valle Faul, l’attuale nuovo Parco S. Paolo – o come si chiamerà alla fine – e il Parco naturalistico dell’Arcionello, insomma un sacco di verde disponibile: quanti di questi parchi sono contabilizzati dalla ricerca Lega ambiente? Piste ciclabili: negli ultimi due anni si sono moltiplicate a
dismisura; forse non ne è ancora ufficializzato l’uso? Forse i dati utilizzati non sono aggiornati?
Ma la questione più bislacca, almeno oggi, appare la considerazione in negativo sul tasso di motorizzazione. Tradizionalmente, più è alto e più l’ecosistema urbano è “arretrato”, “negativo”. Cioè, più automobili circolano, più siamo nei guai. Si comprende l’origine di questa posizione, visto che in passato la circolazione motoristica è stata accusata di grave inquinamento atmosferico.
Ma non si rischia in tal modo di farsi coinvolgere nella discutibile e passatista ideologia della “decrescita felice”? Di concepire un indicatore che, nel caso di una città in cui ci si spostasse a cavallo o in calesse come nell’800, la innalzerebbe al primo posto in fatto di “qualità della vita”? Senza contare che, nella logica di uno sviluppo sostenibile, oggi i provvedimenti sull’inquinamento motoristico e la crescita costante di
motori ibridi ed elettrici, stanno ampiamente ridimensionando il problema.
Ma c’è ancora una questione che non è risolta: Viterbo è un’isola felice per la qualità dell’aria, che la porta in questo caso ai primi posti in graduatoria nazionale. Come si concilia, questo, con la sua demonizzazione in fatto di tasso motoristico? Come è possibile che l’alto numero di automobili circolanti, invece che come indicatore di benessere, libertà di movimento, progresso tecnologico, sia considerato esclusivamente come una minaccia per la qualità dell’aria, se quest’aria poi risulta tra le più salubri della penisola? Non ci sarà sotto sotto uno zampino ideologico che squilibra l’oggettività dei criteri e dei pesi assegnati a certe rilevazioni?
Un’ultima notazione. Si dice che d’inverno per il riscaldamento l’uso alternativo di legna da ardere e di pellet nei camini di casa possa ridurre l’uso di energia non rinnovabile – elettricità e gas – a tutto vantaggio di una diminuzione complessiva dell’ inquinamento atmosferico. Anche di questo ne siamo sicuri? Quali polveri sottili escono dai camini – molte, a giudicare dall’odore dell’aria invernale in città… – e quali danni
possono fare?
Così, tanto per sapere…


















