Rapina alle poste di Canino, il direttore: “Ho partecipato al colpo per problemi economici”
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VITERBO – Massimiliano Ciocia interrogato dal pm: “Hanno minacciato di uccidermi e ora ho paura”.

VITERBO – Emergono nuovi elementi sulla rapina del 28 novembre alle poste di Canino. Massimiliano Ciocia, attualmente agli arresti domiciliari, è stato interrogato dal pubblico ministero e sta collaborando alla ricostruzione dei fatti.

Ciocia avrebbe avuto il ruolo della “talpa” ossia di colui che dall’interno fornisce informazioni ai rapinatori. Il colpo sarebbe stato pensato parlando con il suo compaesano Christian Lanari (entrambe sono di Cura di Vetralla) delle sue difficoltà economiche.

Ma qualcosa dopo il colpo sarebbe andato storto. Ciocia non avrebbe rispettato gli accordi presi con la banda prelevando 30mila euro il giorno prima della rapina, per paura di essere estromesso dalla spartizione del bottino. Ma gli esponenti della banda, nell’incontro del 19 dicembre affermano che nella scatola utilizzata durante la rapina c’erano “solo” 44mila euro, accusandolo di averne prelevati 140/150mila.

Il più nervoso è Daniele Casertano che sarebbe arrivato a minacciarlo di morte se non avesse riconsegnato alla banda l’intero bottino. Ma Ciocia, impaurito, avrebbe negato tutto provando a scaricare la responsabilità dell’ammanco sui tre giovani autori materiali della rapina (qurlli fermati dalla stradale a bordo di una lancia Y rossa un’ora dopo la rapina).

Unico elemento positivo della vicenda, che per il momento appare ancora molto ingarbugliata (il bottino non è stato ancora recuperato ndr)  il pentimento di Ciocia che, davanti al pm ha affermato “Mi vergogno di quello che ho fatto. Se tornassi indietro non lo rifarei”.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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