
La novità in materia di pensione anticipata, fresca di firma del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, inizierà a produrre i suoi effetti ad aprile 2019, portando con sé “un milione di uscite in 3 anni”, dice Salvini, in favore di un altrettanto ricambio generazionale.
In attesa dell’approvazione del Parlamento, un po’ di chiarezza sui beneficiari (e non) di una delle riforme bandiera del governo giallo-verde.
Come si ottiene
Per entrare nel “Club dei Quotisti”, c’è un solo modo: aver compiuto 62 anni di età e averne maturati 38 di contributi. In buona sostanza, anche se si raggiunge la quota 100, non ci si potrà pensionare se l’età non sarà almeno pari a 62 anni e i contributi non risulteranno almeno pari ai 38; sforeranno dunque la cifra tonda tutti coloro aventi 63 o più anni di età, in quanto rimane fermo il requisito contributivo dei 38 anni. Sarà Quota 101 per i 63enni, 102 per i 64enni, e così via. Se non si rientra nelle accoppiate vincenti, si esce in base ai requisiti Fornero: 67 anni e almeno 20 di contributi, o in alternativa, 42 anni e 10 mesi (uno in meno per le donne). Requisito di anzianità bloccato invece dal governo fino al 2026.
Quando si comincia
La nuova misura decorrerà da aprile 2019, protraendosi fino a tutto il 2021 (triennio sperimentale). Tuttavia, la possibilità di lasciare il mondo del lavoro nel periodo primaverile non spetterà a tutti: a poter uscire durante la fioritura dei ciliegi, dal primo di aprile, saranno coloro che hanno maturato i requisiti entro il 2018, come dipendenti privati; si esce invece il primo agosto se si è dipendenti pubblici e con requisiti maturati entro il 2018, stesso discorso ma a settembre per quelli scolastici. Differente la situazione per chi matura i requisiti nel 2019: una volta raggiunta la quota, è possibile uscire tre mesi dopo (lavoratore privato), sei mesi dopo (lavoratore pubblico) e nel periodo autunnale (Scuola e Alta Formazione MIUR). Chi raggiungerà i requisiti nell’ultimo anno (2021), potrà uscire anche nel 2022.
Paragrafo Rosa
Per quanto riguarda l’opzione donna, l’articolo 16 del decreto la estende alle lavoratrici dipendenti con almeno 58 anni, e alle autonome con almeno 59 al 31 dicembre 2018. Rimane bloccato il requisito contributivo a 35 anni necessari.
Liquidazione
A tutti i dipendenti statali optanti per il pensionamento, da quest’anno in avanti verrà versata anticipatamente dalle banche, e fin da subito, la liquidazione; gli interessi saranno pagati dallo Stato per il 95%. Seppur l’anticipo non sarà intero (fino a 30 mila euro), gli “aventi requisiti” pubblici non dovranno attendere fino a 7 anni per averlo, come previsto dalle regole attuali.
Esclusi
Tutte le categorie di lavoratori con opzioni ancor più vantaggiose, non vedranno applicarsi Quota 100. I casi in questione sono le forze armate, la polizia, polizia penitenziaria, vigili del fuoco e guardia di finanza.
Controllo
Ad occuparsi del monitoraggio delle domande per il pensionamento, come già noto, sarà l’Inps, commissariata dal prossimo 15 febbraio, che si occuperà di inviare rendiconti dettagliati al termine di ogni bimestre del 2019 al Ministero del Lavoro e dell’Economia, e di ogni trimestre per i due anni successivi (2020, 2021).
Se la spesa stanziata (22 miliardi in tutto il triennio) dovesse rivelarsi inferiore alle previsioni, si applicherebbe la legge di contabilità 196 del 2009. Tagli al Ministero del Lavoro e, se insufficienti, tagli lineari a tutti i Ministeri.


















