

EDITORIALE – Questa città capoluogo ha qualcosa su cui contare. Anche se non c’è grande ricchezza e le prospettive del futuro traballano, la classe politica è quel che è e all’orizzonte non sono da sperare significativi cambiamenti un qualcosa da cui partire c’è e si chiama Sodalizio.
Ubriacatura da Santa Rosa? Niente affatto. Abbiamo osservato con grande attenzione i movimenti di questi giorni e molte cose che non abbiamo potuto vedere ce le hanno raccontate. E ne sono successe di bellissime che magari nei prossimi giorni vi racconteremo, almeno in parte. Vogliamo partire da un momento preciso: il discorso di Luigi Aspromonte, capofacchino tra i facchini, al Boschetto dei Cappuccini.
La ripresa video, diffusa anche sui social, svela chiaramente il segreto del Sodalizio. Si chiama mentalità. E in effetti il Sodalizio è essenzialmente questo: una mentalità. Ascoltando Aspromonte sono come tornato indietro nel tempo. Mi sono ritrovato al Pilastro, a casa di Nello, quando accarezzammo l’idea di scrivere un libro su di lui. Perché rinunciammo? Perché per scrivere un libro su un gigante serve un presuntuoso che non abbia paura di fraintendere. E noi, lo confesso a distanza di anni, abbiamo avuto tanta paura di sbagliare. Di non riuscire a capire. Decidemmo così di restituire al figlio Lorenzo la valigetta, con dentro i ricordi di una vita, che proprio Nello ci aveva affidato.
Torniamo a Luigi però. Sapete cosa era per Nello un Facchino? Semplicemente un uomo capace di tenere una postura. Uno che sapeva essere preciso anche nella piega della divisa (alla divisa Nello teneva tanto), che sapeva stare al posto suo, uno consapevole di doversi preoccupare di fare il suo al meglio e tutto sarebbe stato possibile. Aspromonte ha parlato così ai suoi e i suoi l’hanno visto. C’è un passaggio di quel discorso al Boschetto che riteniamo fantastico: “Andiamo a guardare Viterbo negli occhi”. Quando abbiamo ascoltato quelle parole abbiamo avuto un brivido. Nei giorni scorsi, in una riunione di redazione con Maurizio Di Giovancarlo, abbiamo riflettuto su cosa raccontare di questa festa. Abbiamo quindi deciso due strade. La seconda la vedrete materializzarsi su La Fune – Il Giornale dei Viterbesi lunedì perché ci serve un po’ di tempo. La prima è pubblicata. Si tratta del racconto del Trasporto fatto puntando gli obiettivi lì dove non sono mai puntati: la città.
Abbiamo voluto fotografare gli occhi di Viterbo. Eccoli, Gigi, gli occhi che vi hanno aspettato, riconosciuto, amato quella sera del tre dell’anno 2026.

















