"Le scuderie più belle d'Italia, ammirate da tante nazioni straniere"
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Lo Stallone del papa, commissionato da Giulio II e progettato dal Bramante, sta riprendendo vita dalle macerie di Sallupara. Sarà pronto nei primi mesi del 2016 e ospiterà attività culturali e giovanili.

“Queste sono le scuderie più belle d’Italia, ammirate da tante nazioni straniere”, sarà così la scritta apposta su una targa che accoglierà all’ingresso dello Stallone del Papa. Ieri il cantiere di Sallupara, su cui è al lavoro la ditta Ciorba, è stato aperto alla città.

Un momento significativo per permettere a tutti di vedere da vicino come procedono i lavori di recupero. Qui per settanta anni è stato un cumulo di macerie, figlie dei maledetti bombardamenti della seconda guerra mondiale e di una bomba che centrò la struttura cinquecentesca del Bramante mandando tutto in frantumi.

Grazie a un milione di finanziamento messo in gioco, in epoca Marini, dalla banca Carivit oggi si sta riportando alla luce il tutto. Lavori che renderanno lo spazio di nuovo fruibile, riconsegnandolo di fatto alla città. “Qui, a breve – spiega l’architetto Simonetta Valtieri – sarà un luogo per attività culturali e rivolto ai giovani”.

Mentre parla e racconta e rispolvera con la narrazione l’opera del Bramante, commissionata da papa Giulio II, e il periodo in cui tutto questo fu adattato a carcere gli operai sollevano i capitelli delle colonne e li mettono in asse. Stanno “ripiantando un bosco” di 24 colonne. La parte iniziale della struttura resterà scoperta, l’altra porzione invece ospiterà anche un primo piano con terrazza. Il tutto diviso da parete a vetri, per 800 metri quadrati di spazio.

Si conta di finire i lavori entro i primi mesi del 2016 o comunque ad anno giubilare in corso. Una delle parti più interessanti degli interventi, tutti realizzati con tecniche muratorie antiche, riguarda il pavimento. Sarà riportato alla luce il basolato in peperino delle carceri e in alcuni punti si andrà ancora più in profondità riportando alla vista il cotto a spina di pesce originario dell’epoca del Bramante.

Alla visita guidata di ieri hanno partecipato il sindaco Leonardo Michelini, l’ex primo cittadino Giulio Marini, l’assessore alla Cultura Antonio Delli Iaconi, il presidente della Fondazione Carivit Mario Brutti e molti altri.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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