Quello che l'agricoltura può fare per il Viterbese, Ferrucci (Agronomi): "Scelte responsabili, tutela del territorio e sostenibilità"
Donato Ferrucci
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A Viterbo il convegno “Conoscere l’agricoltura: tra tradizione e innovazione”, svoltosi presso l’Auditorium Carlo Azeglio Ciampi dell’Università degli Studi della Tuscia.

VITERBO – “La sostenibilità deve essere considerata come un elemento strutturale dei sistemi produttivi, basato su pratiche agronomiche e forestali capaci di preservare suolo, acqua, biodiversità ed equilibrio degli ecosistemi. Un approccio che, oltre a tutelare l’ambiente, rappresenta anche una condizione indispensabile per garantire la continuità economica delle aziende agricole”.

Lo ha detto Donato Ferrucci, presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della provincia di Viterbo intervenendo al convegno ‘Conoscere l’agricoltura: tra tradizione e innovazione’, svoltosi presso l’Auditorium Carlo Azeglio Ciampi dell’Università degli Studi della Tuscia, promosso dall’IIS “F. Orioli” di Viterbo in collaborazione con la Facoltà di Agraria.

Un appuntamento che ha riunito studenti, docenti, tecnici e professionisti del settore per approfondire le trasformazioni in atto nel mondo agricolo e le prospettive di sviluppo sostenibile. Nel corso dell’incontro, i relatori hanno affrontato temi di grande attualità, spaziando dalla sostenibilità delle produzioni orticole alla gestione forestale, dalla digitalizzazione degli allevamenti alla valorizzazione delle aree naturali protette, fino al ruolo strategico delle certificazioni di qualità. Un confronto che ha messo in luce come l’agricoltura moderna sia chiamata a integrare saperi tradizionali e innovazione tecnologica, mantenendo al centro il rispetto per l’ambiente e per le specificità locali.
Il convegno ha inoltre messo in evidenza il ruolo strategico della formazione e della ricerca, con l’obiettivo di preparare le nuove generazioni ad affrontare le sfide dell’agricoltura del futuro. Un settore che non può più essere visto come statico, ma come un ambito dinamico, in continua evoluzione, dove competenze tecniche, innovazione e sensibilità ambientale devono procedere insieme.

“Altro punto centrale – ha aggiunto Ferrucci – è l’attenzione al territorio, inteso non solo come spazio fisico ma come insieme di caratteristiche ambientali, paesaggistiche e culturali che definiscono l’identità delle produzioni locali. Conoscere e valorizzare le peculiarità pedoclimatiche della Tuscia significa costruire filiere più forti, capaci di distinguersi sul mercato e di generare valore aggiunto”.

“Le certificazioni di qualità – ha sottolineato Ferrucci – sono uno strumento fondamentale per rendere riconoscibile il valore delle produzioni e per garantire trasparenza, tracciabilità e fiducia nei confronti dei consumatori. In un mercato sempre più attento all’origine e alle modalità di produzione degli alimenti, le certificazioni rappresentano un vero e proprio ponte tra aziende e cittadini”.

“L’iniziativa – ha concluso Ferrucci – si inserisce in un percorso più ampio di valorizzazione del comparto agricolo locale e conferma la vocazione del territorio viterbese come laboratorio di buone pratiche, capace di coniugare tradizione, innovazione e qualità. Un messaggio chiaro: il futuro dell’agricoltura passa da scelte responsabili, radicate nel territorio e orientate alla sostenibilità”.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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