Quell'Etruria che piaceva tanto ai grandi pittori d'Europa
Lago Di Vico from the Hill of Viterbo c.1794-8 by Joseph Mallord William Turner and Thomas Girtin 1775-1851, 1775-1802
Gli Stati Generali La Fune
Bolsena, Ronciglione, Montefiascone ma anche Civita Castellana, le colline di Valentano e Piansano sono state immortalate per anni, dal Seicento all'Ottocento, dalla pittura di grandi artisti europei. Un patrimonio di bellezza ispirato dalla Tuscia a viaggiatori di mezza Europa e un primo sistema di promozione turistica ante litteram.

Bolsena, Ronciglione, Montefiascone ma anche Civita Castellana, le colline di Valentano e Piansano sono state immortalate per anni, dal Seicento all’Ottocento, dalla pittura di grandi artisti europei.

Nel 1625 il pittore olandese Bartholomeus Breenbergh si spinse fino a Bomarzo, per immortalare la suggestione del Sacro Bosco. Subito dopo eseguì vedute su carta quadrettata di Ronciglione anche Gaspar van Wittel, che poi italianizzò il proprio nome in Gaspare Vanvitelli. Nel ‘700 diventano molto gettonate le aree archeologiche di Tarquinia.

Nel 1758 lo studioso tedesco Winckelmann visita Corneto e nel suo resoconto cita la Tomba del Cardinale, con le sue 200 figure, stimolando molti pittori stranieri come Johan Reinhart, l’inglese Jenkins, il polacco Franciszek Smugliewicz e James Byres a riprodurre le pitture ed eseguire le incisioni delle tombe appena scoperte.

Lo stesso Goethe attraversa il Viterbese e lascia disegni del lago di Vico, di Capranica e della Chiesa della Madonna del Piano, delle fontane di Viterbo, di Montefiascone e del Lago di Bolsena.

Tra gli inglesi imprtante il lavoro di Francis Towne, Samuel Prout e il poeta viaggiatore Edward Lear. Il più conosciuto è però J.M.W. Turner, il pittore della luce. Il suo diario di disegni è oggi custodito al Tate Gallery di Londra.

L’olandese Maurits Cornelis Escher viene conquistato dai borghi viterbesi di Barbarano Romano e Vitorchiano. Un patrimonio di bellezza ispirato dalla Tuscia a viaggiatori di mezza Europa e un primo sistema di promozione turistica ante litteram.

Gli Stati Generali La Fune
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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