Quelle stravaganti americane a Caprarola
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Ispirarono il poeta-vate D’Annunzio, fecero scandalo con i loro bagni nudi nelle fontane rinascimentali e diedero lavoro e sostentamento a tante donne caprolatte quando i mariti finirono al fronte, a combattere la Grande Guerra.

Immaginate Palazzo Farnese e le donne capricciose di una famiglia americana. Tra le mille e una storia che è possibile raccontare della Tuscia, questa ci porta agli anni tra il 1908 e il 1918. Agli anni in cui tutti i caprolatti avevano sulla bocca “l’Americana”.

Così chiamavano in paese madame Florence Baldwin, una donna molto spregiudicata e disinibita per quei tempi. Arriva in Italia dalla Francia in seguito a uno scandalo. Viene beccata dal marito, il ricco colonnello Edward Parker Deacon, a Cannes con l’amante. Era il 1892 e il militare decise di lavare il disonore nel sangue, uccidendo il rivale. Così l’Americana arriva, con il codazzo delle figlie, a Roma.Tre giovani bellissime e capaci di far girare la testa: Gladys, Edith e Dorothy.

Nei salotti romani Florence conobbe don Agostino Doria Pamphili. Fu lui, innamoratosi perdutamente della signora, a scegliere come cornice per la loro storia d’amore Palazzo Farnese di Caprarola. Così nel 1908 arrivano sui Cimini la Baldwin e le sue ragazze.

In quel palazzo tornarono a circolare artisti, intellettuali, nobili e uomini d’affari. Avete presente il romanzo di D’Annunzio ‘La vergine delle rocce’? Il poeta-vate prese spunto proprio dallo stile stravagante di vita di queste americane trapiantate tra i nocchieti. La Violante protagonista del romanzo dannunziano con è altro che la signorina Gladys. Che, si racconta, mandasse fuori di testa i giardinieri del palazzo rinascimentale perché solita, nei periodi caldi, farsi il bagno nuda nelle vasche rinascimentali.

Per Bernard Berenson Palazzo Farnese era il “posto magico”. Ma nella storia di Caprarola, oltre agli scandalucci, le americane lasciarono ben altro.

Durante la prima guerra mondiale fondarono la Farnese Relief Fund. Fecero arrivare dagli Stati Uniti diverse macchine da cucire e anche 40mila palette schiacciamosche per gli ospedali italiani. E dentro i saloni di Palazzo Farnese venne dato lavoro a tante donne del paese rimaste senza sostegni, dopo le partenze dei mariti per il fronte. Veramente una scheggia d’America sui Cimini.

La storia è contenuta con molti altri dettagli e approfondimenti in ‘Etruria. Storie e segreti’ di Mary Jane Cryan, edizioni Archeoares.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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