

IL PUNTO DI VISTA – Circa vent’anni fa ho avuto la fortuna di assistere a una rievocazione medievale a Cagnes sur Mer (tra Nizza e Antibes); la città – poco meno di cinquantamila abitanti – conserva un piccolo e suggestivo borgo medievale nato intorno al Castello Grimaldi (XIV) secolo, poi si è sviluppata sulla costa.
Quando la visitammo, ai primi di agosto, vi si svolgeva una “Festa medievale” su tre giorni, che includeva musiche medievali (specie bretoni e celtiche, ma anche italiane), ricostruzioni di lavori artigianali d’epoca, un mercato di oggettistica di ispirazione e stile medievale, giochi per bambini come il tiro con l’arco e le cavalcate su pony, spettacoli di falconeria, esibizioni di sbandieratori, corteo storico di nobili, popolani,
religiosi, cavalieri e militi, esibizione di saltimbanchi e prestigiatori, narratori di miti e leggende, ricostruzione di duelli alla spada. Il clou tuttavia era un classico torneo medievale tra due gruppi di cavalieri, secondo le regole classiche dell’epoca.
Ovviamente meno cruento, perché le lance erano spuntate e per vincere lo scontro era sufficiente colpire lo scudo dell’avversario in modo più preciso dell’altro. Il torneo si svolgeva nel campo sportivo della città, con il pubblico assiepato sulle tribune. Oggi purtroppo questa Festa
non è più in calendario.
Comunque niente di nuovo, si dirà, per Viterbo, che gode di vari appuntamenti in grado di richiamare il passato medievale, anche glorioso, della Città. Anzi, a dirla tutta, Viterbo rispetto a Cagnes ha un storia molto, molto più ricca di episodi, anche di risonanza europea (il primo Conclave, soprattutto, ma non vanno dimenticati l’assedio del 1243, la distruzione di Ferento del 1169-72, l’assassinio di Enrico di Cornovaglia, la storia di S. Rosa, il mito di Galiana, ecc.) con cui allestire una ricca ricostruzione di eventi.
Senza contare la ricchezza di spazi d’epoca, distribuiti lungo le mura e nel vasto quartiere medievale, che dicono sia uno dei più grandi d’Europa. Inoltre gli sbandieratori viterbesi sono apprezzati in tutta la penisola, e oltre; e il Gruppo de La Contesa si impegna in apprezzate rievocazioni.
E allora, perché citare come esempio la Fete Médiévale di Cagnes sur Mer? Per la sua organizzazione. Le ricostruzioni d’epoca erano allestite con tale precisione da sentirsi trasportati veramente nel medioevo. Le rievocazioni erano perfette nei dettagli, nella collocazione spaziale, nel recitativo, nell’abbigliamento; per intenderci, niente orologi al polso, niente occhiali, niente capelli all’ultima moda, niente calzature
moderne. Eventuali sovrastrutture moderne sulle superfici murarie di contorno erano tolte o dissimulate, a partire dall’illuminazione elettrica.
Il pubblico era assiepato dietro robuste transenne che potevano essere raggiunte solo prima dello spettacolo e non durante.
Tanto per intenderci, prendiamo a esempio la recente esibizione del Gruppo della Contesa con i Templari a S. Pellegrino. A parte l’illuminazione elettrica della piazza, almeno dissimulata da lampioni in stile antico, che dire di quel Suv parcheggiato a dieci metri dalla scena? Di quei residenti che senza curarsi dello spettacolo attraversavano la piazza pensando ai fatti loro? Di quegli spettatori che arrivavano alla spicciolata a recitazione avviata cercando un posto d’osservazione anche a costo di disturbare gli altri?
Ma potremmo parlare di altri eventi di ispirazione medievale giocati in modo superficiale, talvolta non professionale, “tanto per fare”, senza comunicare quell’atmosfera sognante, rievocativa, una specie di Macchina del tempo che ho provato allora a Cagnes.
E’ ovvio che sarebbe necessario un coordinamento, una direzione artistica, un approccio professionale (registi, sceneggiatori, scenografi, coreografi, costumisti, fonici) che non può essere accollato alle compagnie, ma che deve emanare dalle istituzioni per investire nella creazione di un evento, di una narrazione continua e pregnante meritevole di un attenzione nazionale e internazionale. Per costruire, invece di tanti appuntamenti puntiformi, un festival aperto a tutti i soggetti – ce ne sono tanti in giro – che siano in grado di apportare spettacolo, atmosfera, di garantire una vera rievocazione.
Altrove, in Italia, ci provano come ci provavano a Cagnes (il torneo dei cavalieri ci aveva portato per mano a settecento anni fa); Viterbo ha storia, locations, risorse umane per eccellere in una offerta culturale di primissimo piano che riguarda la sua stessa identità. Occorrerebbe provarci.

















