Quel profumo di cicoria, di campo polveroso e di maglia gialloblù: quando la Viterbese degli anni ’70 si ritrova (e ci fa commuovere)
Gemini_Generated_Image_i4n1l5i4n1l5i4n1
lafune_800 x 120
Venerdì 25 settembre va in scena “Un tuffo nel passato”.

VITERBO (anzi VITERBESE) – Certe idee non nascono nelle stanze ovattate dei laboratori di marketing o tra le slide asettiche di qualche manager della domenica. No, le idee che colpiscono dritto al cuore della viterbesità – quella vera, un po’ ruvida, appassionata e inguaribilmente nostalgica – escono direttamente dal cilindro magico di uno che il territorio lo vive col battito accelerato. Parlo di lui, dell’infaticabile Silvano Petri, uno che di eventi nella Tuscia ne ha architettati a centinaia, ma che stavolta è riuscito a superare se stesso.

Prendete carta e penna, o meglio, mettetevi la sciarpa gialloblù al collo. Venerdì 25 settembre va in scena “Un tuffo nel passato”. Una roba che a definirla semplice “riunione” le si fa un torto colossale. Qui parliamo della reunion in sedicesimo (ma a grandezza naturale) di tutti i ragazzi che hanno indossato la gloriosa maglia del settore giovanile della Viterbese negli anni Settanta. Classi dal 1950 al 1963. Oltre cento partecipanti, roba che il botteghino della Curva Nord ai tempi d’oro se lo sognava.

Dal cemento del Rocchi alle tavolate di Tobia

Il programma è di quelli che fanno venire il groppo in gola ai nostalgici del pallone che fu, quello con i tacchetti di cuoio, i calzettoni tirati su alla bene meglio e l’odore acre della canfora negli spogliatoi. Si comincia la mattina, venerdì alle 9:30, tutti rigorosamente concentrati fuori dal tempio laico di viale Enrico Fermi: lo stadio Rocchi (zona curva ospiti, per non farsi mancare nulla). Foto di gruppo d’ordinanza, prima in tribuna centrale e poi – giù il cappello – direttamente a centrocampo, immortalati da un fotografo professionista che dovrà fare i conti con lo sguardo lucido e la pancia un po’ più abbondante rispetto a cinquant’anni fa di questi indomiti leoncini.

Poi, smaltita la prima scarica di adrenalina e i ricordi dei gol mangiati sotto la pioggia, via verso le 13:00 tutti al ristorante Poggio della Guardia, a Tobia. E qui la festa si fa seria.

Massimiliano Mascolo e i riti della memoria

A tenere le redini della carovana ci penserà lui, Massimiliano Mascolo, il cantore e depositario supremo della storia gialloblù, uno che la Viterbese ce l’ha stampata nel DNA (e come dimenticare la sua bibbia di carta, quel “Viterbese, settant’anni di storia” edito da Mariposa nel ’97 che sta nella libreria di ogni vero tifoso). Gadget per tutti, premiazioni sul campo (anzi, a tavola) e ben tre “spettacolini” colorati a movimentare il pranzo.

Il risultato? Adesioni letteralmente straripanti e sold out registrato con largo anticipo. Segno che la nostra città, quando smette di piangersi addosso e decide di rispolverare i propri album di famiglia, sa ancora stringersi attorno ai suoi simboli.

Venerdì al Rocchi non ci saranno punti in palio, né classifiche da salvare. Ci saranno solo dei ragazzi – un po’ brizzolati, magari con qualche capello in meno ma con lo stesso fuoco negli occhi – pronti a raccontarsi che sì, c’è stato un tempo in cui correre dietro a un pallone a Viterbo voleva dire sentirsi padroni del mondo.

 

 

CNA 800x120
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Foto Fisioterapy Center
domenicale post
TdP_Inalazioni
Fune 300x300
Masicar300x300-optimize
monastero interno
lafune_300 x 600
Onda
aiac_banner_01
POST FB 02
asvis 2
Jeep_Compass_apex_300x300_200