Quel prete che colpì Bonaventura Tecchi; il ricordo di don Mario Gargiuli a 50 anni dalla morte
santa maria nuova
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Il 19 febbraio 1966, ritornando da una delle sue consuete missioni di bontà, in un grave incidente stradale perdeva la vita don Mario Gargiuli.

Il 19 febbraio 1966, ritornando da una delle sue consuete missioni di bontà, in un grave incidente stradale perdeva la vita don Mario Gargiuli, parroco di Santa Maria Nuova a Viterbo. Unanime fu il cordoglio per la scomparsa di questo sacerdote che, nonostante la sua giovane età – era nato a Tuscania il 12 gennaio 1923 – si era distinto per la profonda spiritualità e la preparazione culturale, tanto che nel 1963 fu nominato priore del collegio dei parroci di Viterbo.

Insegnante presso l’Istituto Magistrale Santa Rosa”, in poco tempo si conquistò la stima e l’affetto di alunni e docenti.

Predicatore profondo nei contenuti e incisivo nell’esposizione ricevette un attestato di apprezzamento anche da Bonaventura Tecchi che, di passaggio a Viterbo, assistette a una messa celebrata da don Mario.

In parrocchia si distinse per la sua generosità e la dedizione al ministero al quale aveva consacrato tutta la sua vita. La comunità parrocchiale di Santa Maria Nuova, con il parroco don Mario Brizi e il vicario parrocchiale don Angelo Gargiuli, fratello del defunto don Mario, ricorderanno questa esemplare figura di sacerdote a 50 anni dalla morte con una serie di appuntamenti.

Venerdì 19 febbraio alle ore 18,00, nella chiesa di Santa Maria Nuova, celebrazione eucaristica di suffragio presieduta dal vescovo Lino Fumagalli e concelebrata dai sacerdoti della città. Sabato 20, alle ore 18,00 nella stessa chiesa celebrazione eucaristica al termine della quale monsignor Dante Bernini presenterà il volume ‘Don Mario Gargiuli – 1923-1966’, una raccolta di notizie e testimonianze su don Mario e un’ampia rassegna dei suoi scritti che, nonostante la distanza di tempo, appaiono ancora oggi attualissimi.

Domenica 21 alle ore 11,00 nella chiesa di S. Marco a Tuscania santa messa e presentazione del volume su don Mario; alle 15,00 celebrazione eucaristica al cimitero di Tuscania dove riposano i resti mortali del sacerdote.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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