"Quei restauri all'isola Bisentina gomito a gomito con il principe del Drago”
Principe del Drago
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Maria Giuseppina Gimma, architetto che dai primi anni Novanta e fino a dodici anni fa si è occupata di una serie di interventi di restauro sull'isola Bisentina. Un legame profondo con un luogo magico, nato grazie all'amicizia con il principe Giovanni del Drago. L'abbiamo incontrata.

Maria Giuseppina Gimma, architetto che dai primi anni Novanta e fino a dodici anni fa si è occupata di una serie di interventi di restauro sull’isola Bisentina. Un legame profondo con un luogo magico, nato grazie all’amicizia con il principe Giovanni del Drago. L’abbiamo incontrata.

Isola Bisentina, come l’ha conosciuta?

“Tutto è iniziato quando con mio marito siamo venuti a vivere a Viterbo e dopo poco abbiamo incontrato e siamo diventati amici del principe del Drago. Era la fine degli anni Ottanta. Con don Giovanni siamo stati tante volte all’isola e ci siamo occupati di alcuni interventi di restauro”.

Di che interventi si è occupata?

“Abbiamo lavorato a diversi restauri dai primi anni Ottanta e fino al 2004 circa. Con mio marito e il principe stesso abbiamo portato avanti diversi lavori. Poi mio marito ha continuato altri interventi anche quando la Bisentina è passata di mano alla principessa”.

In che senso ha partecipato anche il principe?

“Don Giovanni era sempre presente ai restauri. Era un bravo restauratore anche lui. Aveva una formazione da architetto e aveva studiato negli Stati Uniti allo studio di Wright”.

Di cosa si è occupata?

“Della sistemazione di tutta la parte absidale della chiesa e di tutte le coperture sulle stanze del convento accanto. Si è cercato sempre di dare la massima sicurezza alle persone che arrivavano e quindi si è sempre lavorato in maniera tale da scongiurare pericoli, a cominciare dall’attracco. Si è sempre tenuto a questo aspetto fondamentale. Quindi le opere principali di restauro architettonico furono fatte in quegli anni. Poi non so cosa è accaduto, non ho più messo piede sull’isola”.

La prima volta sull’isola?

“Visitarla è stata un’emozione. Lì non è solo l’isola in sé ma è tutto il contorno: flora, fauna, il bagno della Duchessa, la cappella del Sangallo. Poi c’è una magia unica perché non è solo un’isola grande ma anche dove hanno lavorato i grandi. Questo significa molto. Non è la solita isola, ha tanta storia. Vista nei periodi in cui tutto è in fiore è poi qualcosa di magnifico”.

Un ricordo particolare?

“Lì è sempre stato tutto molto vivo. Ricordo un quindici agosto che eravamo all’isola poi, a un certo punto, a Capodimonte hanno iniziato a fare i fuochi. Siamo partiti dall’isola con il motoscafo e siamo andati verso i fuochi, vivendo un’esperienza unica”.

Chi è stato don Giovanni per il territorio?

“Una persona molto presente sia a Bolsena che a Capodimonte. Il principe era amico di tutti, l’hanno conosciuto tutti. Sempre con grande eleganza, cultura e il suo modo di fare gentile. Sempre disponibile, lui è stato l’anima dell’isola. Lui dal castello di Bolsena si affacciava e guardava la sua isola e quando è passata alla sorella ha vissuto un grande dispiacere”.

Dal punto di vista delle bellezze storico-artistiche cosa troviamo là sopra?

“Tante strutture interessanti, la chiesa ma anche le cappelle. Per non parlare dei dipinti, non si tratta di cose da poco ma molto significative e importanti. Questo era il sacrario dei Farnese”.

Cosa pensa di tutto il sistema del lago?

“Le due isole del lago di Bolsena, Bisentina e Martana, indubbiamente sono piene di fascino. Tra i paesi intorno al lago e le due isole facciamo una storia dell’arte importante, dovrebbero capirlo i comuni. Dovrebbero essere uniti, anche nel presentarsi all’esterno. Per catturare flussi turistici. Parliamo di luoghi con caratteristiche specifiche diverse e di valore. In questa zona c’è troppo e non c’è consapevolezza di averlo. Quando uno ha tanto non si rende conto dell’importanza delle cose che ha. E’ un grande lago. Il dottor Rovati ha fatto un’ottima scelta nello scegliere l’isola, effettivamente merita. Vale la pena valorizzarla, promuoverla. Sono convinta che ci riuscirà”.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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