Quei predoni dell'archeologia che saccheggiano la Tuscia per le mafie
reperti etruschi
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Questa è una terra di grandi ricchezze archeologiche, ma anche di efferati saccheggi. Tombaroli contadini scavano nelle campagne, ripuliscono le tome etrusche e alimentano il business delle mafie.

Predatori dell’arte, una fitta trama che attraversa gran parte d’Italia passando anche per la Tuscia. La notizia di cronaca più interessante del giorno ci racconta della maxi operazione dei carabinieri dei beni culturali che hanno recuperato 2mila reperti archeologi in mano al mercato nero (leggi). Afrodite, questo il nome dell’operazione, punta alla disarticolazione ”di un gruppo strutturato, operante nell’intera Italia meridionale (particolarmente Campania e Puglia), dedito agli scavi clandestini, alla ricettazione e all’illecita commercializzazione di beni culturali”.

Mercanti d’arte, case d’asta, caveau svizzeri, musei statunitensi e di mezzo mondo, tombaroli, contadini diventati tombaroli pronti a vendere due anfore per 300 euro. I carabinieri, nella mattinata di oggi, hanno bussato anche alle porte di un residente di Acquapendente.

Il Viterbese è uno degli snodi di questi traffici, veri e propri sistemi che fanno capo nella maggior parte dei casi alla malavita organizzata. Per dare la misura del fenomeno abbiamo deciso di portare all’attenzione dei lettori de La Fune un’interessante inchiesta giornalistica realizzata da ‘Re, le inchieste di Repubblica-L’Espresso’, intitolata ‘I tesori dell’arte nelle mani della mafia’ (leggi).

Un passo dell’inchiesta cita direttamente l’alto Lazio. “I nuovi saccheggiatori vanno a caccia di reperti anche in tombe già svuotate, operazione che in gergo si chiama “ripulitura” – troviamo scritto -. Nel Lazio accade soprattutto nelle zone di Tarquinia e Cerveteri, area in cui è particolarmente severo il controllo dei carabinieri della sezione archeologica per la Tutela del patrimonio, guidati dal capitano Massimo Maresca. “Oggi ci sono anche i tombaroli della domenica – spiega Maresca – impiegati, liberi professionisti, perfino appartenenti alle forze armate che hanno la passione per l’arte e gli scavi e che, armati di metal detector, vanno a caccia. In alcune zone di Ostia basta rivoltare la terra per trovare reperti. Non servono neanche pala e piccone”. E c’è ancora tantissimo da saccheggiare: secondo il Cnr, il 70 per cento delle ricchezze sepolte è ancora lì”.

A tal proposito molto interessante è il racconto, raccolto dalla giornalista Valeria Teodonio, del maremmano ‘Mario, tombarolo per necessità’. Ma quanto è accaduto nella Tuscia lo ha raccontato recentemente anche il giornale del lago di Bolsena Radiogiornale. Portando alla luce il racconto del tombarolo Ulisse (leggi), saccheggiatore della necropoli di Monte Bisenzio (Capodimonte).

Il servizio d’inchiesta dell’Espresso-Repubblica racconta l’operazione dei carabinieri che nel 2001 portò alla scoperta in Svizzera di cinque depositi piedi di reperti archeologici di valore. A breve, dopo una lunga battaglia burocratica con il Paese elvetico, questi beni saranno messi in mostra in Italia. Ma il vero patrimonio ritrovato dagli inquirenti è l’archivio segreto dei trafficanti. Migliaia di foto e documenti che riportano provenienza, valore, destinazione e acquirenti di capolavori scomparsi da anni. Il dossier, cercato a lungo dai carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio e dall’Fbi, permette di ricostruire decenni di razzie. Tutto questo all’ombra di Matteo Messina Denaro, l’ultimo boss di Cosa Nostra ancora latitante

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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