Quei posti di lavoro che potrebbero arrivare dalla lavanda. Il gemellaggio con la Provenza potrebbe tentare diversi imprenditori a scommetterci
Lavanda
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La Tuscia si sta preparando a scommettere sulla produzione della lavanda? L'avventura è partita ormai diversi anni fa, ma il gemellaggio con Avignone e la Provenza potrebbe funzionare da importante catalizzatore per attirare altri imprenditori agricoli della zona a scommetterci. Creando quindi quelle risposte occupazionali di cui il territorio ha profondamente bisogno.

L’economia della Tuscia può rimettersi in moto anche grazie alla lavanda. Il comune capoluogo si sta muovendo per realizzare un gemellaggio con Avignone, quindi con la Provenza. E cosa è questa regione francese se non la terra della lavanda per eccellenza?

E da questo gemellaggio, tutto da riempire di contenuti e prospettive, potrebbero arrivare buone nuove anche per questa particolare produzione, che timidamente si è affacciata alle nostre latitudini e sta crescendo. Esiste un ‘Comitato produttori di lavanda’ e da circa quattro anni questo pezzo di produzione made in Tuscia si dà appuntamento, nel mese di luglio, nella bellissima Tuscania, per fare festa. Tutto partì nel 2010, presso l’abbazia cistercense di San Giusto.

Una scommessa fatta da 25 piccoli produttori, uniti in cooperativa. Una produzione che interessa circa 40 ettari, sparsi nei comuni di Arlena, Montalto, Montefiascone, Tarquinia, Tuscania e Viterbo. Una realtà che è in crescita e che può trovare nuovo slancio dal gemellaggio Viterbo-Avignone.

I rapporti tra la lavanda etrusca e i maestri francesi sono vivi già da tempo. Infatti i produttori viterbesi sono stati i primi in Italia a produrre olio essenziale di lavanda, un prodotto esportato proprio in Provenza. E lì che, anche con la lavanda viterbese, si realizzano cosmetici e profumi.

E proprio il serrarsi dei rapporti con la Provenza potrebbero funzionare da catalizzatore alla nascita di un consorzio Tuscia della lavanda, stimolando altri imprenditori agricoli ad abbracciare la scommessa. Stimolando così occupazione e risultati economici

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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