Quattro studentesse del liceo Buratti prime al concorso “I colloqui fiorentini”
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VITERBO - Il loro lavoro, intitolato "Saprò almeno che devo fermarmi" e incentrato su Cesare Pavese, è stato valutato come il migliore tra le centinaia in gara.

VITERBO – Carlotta Cori, Luthien Mucciante, Bianca Piergentili e Chiara Salvatore, studentesse del liceo classico Mariano Buratti di Viterbo (classi 3A e 3B), si sono aggiudicate il primo premio nel concorso nazionale “I colloqui fiorentini” con una pregevole tesina su Cesare Pavese, autore messo a tema dal comitato didattico della manifestazione organizzata da Diesse Firenze.

Il loro lavoro di ricerca, intitolato “Saprò almeno che devo fermarmi” e incentrato sul percorso della consapevolezza nell’opera di Pavese, è stato valutato come il migliore tra le centinaia a concorso, con questa motivazione, espressa dal presidente della giuria Edoardo Rialti: “Ci sono parole, concetti ed espressioni che usiamo in continuazione, che crediamo di possedere e maneggiare. Ed ecco la grande arte che li mostra in modo nuovo, ce ne fa sorprendere la dinamica e le implicazioni profonde, molto più profonde di quanto siamo abituati a pensare. E’ proprio su uno di questi verbi che si concentra la presente tesina così ricca e suggestiva, braccandolo come un filo rosso o una corrente sotterranea nell’intera opera di Pavese. Un percorso di grande maturità, conoscitiva ed emotiva, nel quale si fronteggia il drammatico passaggio nella vita di tutti, quando ‘arriva il momento in cui si capisce’”.

Grande soddisfazione è stata espressa dal dirigente scolastico, Clara Vittori, e dai docenti Lorella Alparone, Elisa Zampetta e Gianluca Zappa che hanno accompagnato un gruppo di più di venti studenti in questo percorso di conoscenza dell’uomo Cesare Pavese e della sua opera. Un percorso iniziato già alla fine di settembre e conclusosi nella prima metà di gennaio con la realizzazione delle tesine di ricerca, che presto verranno riunite in una pubblicazione.

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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