Quartieri dell'Arte presenta un nuovo progetto: con Hybrid Plays si guarda all'Europa
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Quando il sale non era l’unico fiore è il lavoro di Joele Anastasi che andrà in scena anche oggi 30 settembre, dopo la prima di ieri sera, presso l’ex Chiesa di sant’Egidio a partire dalle 21. Ingresso offerto dalla direzione artistica del Festival.

Quando il sale non era l’unico fiore: Quartieri dell’Arte inaugura il ciclo di Hybrid Plays- a cultural translation project in collaborazione con Allianz Kulturstiftung. Questa sera e domani alle 21 presso la ex Chiesa di sant’Egidio la riscrittura di Joele Anastasi di Lilleskogen di Jon Jesper Halle in uno studio affidato al regista emergente Benedetto Sicca, i cui lavoro recenti sono stati ospitati al Maggio Musicale Fiorentino, al Festival della Valle d’Itria, a Les Halles di Schaerbeek e al Teatro Stabile di Napoli.

Dopo aver suscitato sorpresa per alcuni appuntamenti inaspettati e spettacolari, a QdA con Quando il sale non era l’unico fiore, il momento dello shock, uno shock dovuto alla sottrazione. Verranno infatti messe in evidenza solo alcune parti del processo creativo, che in altri festival non si vedono. Questo è possibile grazie ad Allianz Kulturstiftung, che privilegia proprio l’attenzione a singole fasi del processo.

Quando il sale non era l’unico fiore è così un lavoro in fieri, uno studio che rientra nel progetto Hybrid Plays- a cultural translation project, in collaborazione con Allianz Kulturstiftung. Il progetto si pone l’obiettivo di favorire la “traduzione culturale” in Europa: all’interno di una serie di workshop sono sviluppate nuove tecniche teatrali ibride, con l’obiettivo di creare forme teatrali che attraverso il loro punto di vista interculturale rispecchino con più intensità l’identità europea dei cittadini. Cosa succede quando a un drammaturgo italiano viene chiesto di tradurre in termini culturali il lavoro di un drammaturgo norvegese cambiando l’ambientazione e i personaggi norvegesi e trasferirli in un contesto italiano?

I partner coinvolti si proveranno con questo interrogativo nella creazione di testi ibridi che fondono varie prospettive nazionali e personali. A tre giovani autori il compito riscrivere il lavoro di tre noti drammaturghi internazionali: Joele Anastasi (Italia) riscrive Jon Jesper Halle (Norvegia), Jovana Bojovic (Montenegro) riscrive Gian Maria Cervo (Italia) e Agata Øksendal Kaupang (Norvegia) riscrive Dejan Dukovski (Macedonia).

Hybrid Plays, oltre che a Viterbo è in scena anche al Piccolo Teatro di Milano, al Centro sperimentale di Cinematografia di Roma e il Teatro Reale Zetski Dom (Montenegro).

Quando il sale non era l’unico fiore è il lavoro di Joele Anastasi che andrà in scena anche oggi 30 settembre, dopo la prima di ieri sera, presso l’ex Chiesa di sant’Egidio a partire dalle 21. Ingresso offerto dalla direzione artistica del Festival.

Per info e prenotazioni: ufficiostampaquartieridellarte@gmail.com

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