Quaranta chilometri per tornare dalla sua padrona
Napoleone
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RONCIGLIONE – La storia a lieto fine di Napoleone, un cagnolino che ha fatto di tutto per tornare a casa.

RONCIGLIONE –  Questa è una storia d’amore tra un cane ed un essere umano. Napoleone è un meticcio che con Giuseppina  (la madre ndr)  si aggirava per Ronciglione. Un giorno i due cani incontrano Cristiana S. Un incontro che segnerà la vita dei protagonisti della nostra storia. Cristiana inizia a portargli da mangiare e gli animali, inizialmente diffidenti, iniziano a farsi avvicinare ed accarezzare. Cristina, che di cani ne ha già tre, pensa di poter allargare la sua famiglia pelosa e inizia le pratiche per adottarli.

Ma un brutto giorno Napoleone e Giuseppina vengono accalappiati e portati al canile a Viterbo. Ma i cani riescono a scappare e, nessuno riesce a spiegarsi come, a ritrovare la strada per tornare da quella persona buona che si è presa cura di loro.

Così un giorno, quando Cristiana rientra dal lavoro, ad aspettarla sulla porta di casa c’è Napoleone con  Giuseppina. Una emozione unica, un lieto fine degno di una fiaba. Ora Napoleone e Giuseppina sono con Cristiana e nessuno potrà più separarli.

 

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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