
IL CORNER DEL PROFESSORE – “È colpa di chi governa” oppure “Qualcuno deve fare i controlli”. “Ci vorrebbe qualcuno con gli attributi” o “Li butterei tutti dalla finestra”. Queste frasi o altre, ben più colorite, sono spesso sulla bocca di tutti indicando che il motivo per cui le cose non vanno bene è chiaramente la colpa di qualcun altro, di altri in generale. In particolare della politica, di chi ha il potere, di chi governa. Umanamente capisco la voglia di sfogare la frustrazione. Diventa un problema se, superando lo stato di impotenza si arriva all’assuefazione. La scelta del presente nella declinazione dei verbi non è a caso o un errore. Scelta enfatica perché parlo di realtà di adesso, oggi, questo mese, quest’anno come lo scorso, questa nostra esistenza. Cambiamo il punto di vista.
La vita di tutti i giorni è fatta di lavatrici, di spese nei negozi, di cucinare e di lavare i piatti. Parlando con un amico gli ho chiesto: ”secondo te, i potenti fanno le lavatrici e la spesa?”. La risposta è stata un secco no. Questa potrebbe essere la spiegazione della complicata situazione in cui non solo Viterbo, la Tuscia e tutta l’Italia, imperversa quotidianamente. I potenti hanno perso il contatto con la realtà e non sono in grado di proporre soluzioni. Forse. In realtà non ci credo molto. Sicuramente è possibile che chi, come me del resto, non ha alcuna idea di quanto costa un litro di latte o un chilo di pane abbia difficoltà a formulare soluzioni pratiche. Invece darei per molto probabile che sia necessario spostare il punto di vista nuovamente: ogni giorno, dovendo fare la spesa, decidiamo dove andare. Ogni giorno, di fronte al cestino pieno, scegliamo di buttare in terra il pezzetto di carta-plastica o la cicca della sigaretta anziché metterla in tasca. Ovviamente la città diventa o resta sporca. Al supermercato l’olio costa 8 euro al litro ma al negozio in centro costa 12. Ovviamente andiamo al supermercato poi ci lamentiamo che i potenti danno il permesso di aprire nuovi centri commerciali. Forse senza riuscire sto provando a dire che l’atteggiamento di tutti, ogni giorno dell’anno, è il problema.
Priorità, tutte le scelte che facciamo quotidianamente: il cibo! Se istintivamente scegliessimo tutti, ogni volta che ne esista la possibilità, prodotti della Tuscia, avremmo più liquidità nel sistema e migliori opportunità per tutti oltre a lottare contro lo spopolamento rurale. Se i negozi del centro avessero molti clienti e quelli del centro commerciale pochissimi, quest’ultimi si svuoterebbero. Non sono certamente contrario a chi ha il supermercato-centro commerciale né tantomeno a chi ci lavora. Però dico che dovremmo sempre chiedere l’aglio rosso di Proceno, non l’aglio. Che dovremmo prima verificare se un oggetto che ci serve è venduto in centro o comunque da un piccolo negoziante. L’ultima cosa che dobbiamo fare è comprare su Amazon.
Nulla in contrario con Amazon ma deve essere l’ultima scelta. Sono un persona semplice e mi sembra che tanti dei lamenti siano in filo diretto se non addirittura motivati dai nostri stessi comportamenti. Possiamo cambiarli? Il sistema Viterbo non funziona perché noi non funzioniamo. Una mia amica mi dice :” In centro non c’è mai nulla!”. Domando :” Quando è stata l’ultima volta che sei stata in centro?” Risposta :” Un anno fa”. Fate una lista verticale delle tre cose che vorreste cambiare del sistema Viterbo. Scrivete a fianco di ognuna tutti gli atteggiamenti che potreste cambiare per migliorare quella “percepita lacuna” di Viterbo. Provate?



















