Quando sulle sponde del Lago di Bolsena nacque la consapevolezza dell'inconscio
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STORIE - Neurologo, filosofo e padre di quella cosa nuova contenuta nel termine appunto di “psicoanalisi”. Era in cammino verso Roma, ma non riuscì a coronare il suo sogno. Delle strane forze interiori, su cui stava concentrando i suoi studi, glielo impedirono. Questioni di “inconscio”. Altro termine nuovo che il dottore austriaco aveva coniato e su cui stava investigando.

STORIE – 1897, un anno dopo la comparsa nel panorama scientifico internazionale del termine “psicoanalisi”. Sulle sponde del lago di Bolsena finisce il viaggio in Italia di tale Sigmund Freud.

Neurologo, filosofo e padre di quella cosa nuova contenuta nel termine appunto di “psicoanalisi”. Era in cammino verso Roma, ma non riuscì a coronare il suo sogno. Delle strane forze interiori, su cui stava concentrando i suoi studi, glielo impedirono. Questioni di “inconscio”. Altro termine nuovo che il dottore austriaco aveva coniato e su cui stava investigando.

Una ricerca su cui proprio i viaggi, in Italia e in Grecia, giocarono un ruolo fondamentale. Infatti il padre della psicoanalisi trovò nei paesaggi e nei luoghi d’arte visitati stimoli per arricchire la sua teoria.

Visitando l’Acropoli ad esempio gli venne in mente il mito di Edipo per spiegare l’attaccamento del bambino alla madre e l’odio verso il padre. Ma è soprattutto a Roma, dove venne sette volte (in tutto i suoi viaggi in Italia furono quindici) che trasse le maggiori ispirazioni, come nella contemplazione del Mosé di Michelangelo.

Freud desiderava venire in Italia da diverso tempo, ma diverse ragioni lo avevano convinto ad evitare questo viaggio ‘pericoloso’ (paura delle malattie infettive, del clima, ecc.) ed in particolare temeva la visita di Roma. Egli stesso era convinto che in questo desiderio e in questa inibizione vi fosse una componente nevrotica: Freud aveva da poco perduto suo padre e aveva iniziato la sua autoanalisi. Attraversava dunque un periodo di depressione grave e profonda, era percorso da grandi turbamenti e nello stesso tempo aveva grandi aspirazioni, quelle di essere un pioniere, uno scopritore del mondo dell’inconscio. C’è dunque una specie di parallelismo tra la sua ricerca e il desiderio di andare a Roma. Roma significava il coronamento della sua esistenza, l’obiettivo raggiunto: tra lui e il suo desiderio si frapponevano invece le fobie che ne ostacolavano il compimento. In uno dei suoi viaggi giunse perfino al lago Trasimeno, senza proseguire oltre, proprio come accadde ad Annibale.

Visitò anche Orvieto, luogo in continuità con la Tuscia, nel 1907. Qui lo colpirono molto gli affreschi di Luca Signorelli nel duomo. Ne parla nella Psicopatologia della vita quotidiana, pubblicata quattro anni dopo la visita.

C’è un po’ di Tuscia quindi nella psicanalisi e nello sviluppo importante che ha portato a scoprire e costruire una scienza come la psicologia.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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