Quando nella Tuscia si giocava forte: Scipione Moscatelli e le carte viterbesi 
moscatelli
Masicar800x120-optimize
Tutti gli appassionati di giochi conoscono le carte napoletane, quelle francesi, o ancora quelle modenesi. Non tutti sanno però che anche Viterbo, per un periodo lungo all’incirca 100 anni, ha prodotto un proprio mazzo di carte, grazie all’inventiva e alla dedizione di Scipione Moscatelli, storico stampatore di San Martino al Cimino.

STORIE – Tutti gli appassionati di giochi conoscono le carte napoletane, quelle francesi, o ancora quelle modenesi. Non tutti sanno però che anche Viterbo, per un periodo lungo all’incirca 100 anni, ha prodotto un proprio mazzo di carte, grazie all’inventiva e alla dedizione di Scipione Moscatelli, storico stampatore di San Martino al Cimino.

Viterbo fu quindi uno dei punti di ricezione di un’influenza, quella del gioco, che è da sempre presente nella cultura italiana. Questo potrebbe essere uno dei motivi per il quale a Viterbo, ma nel Lazio in generale, il gioco è un elemento molto importante, come confermano anche dati recenti.

Dai fiammiferi alle carte da gioco: il primo mazzo di carte
Moscatelli fra il 1867 e il 1870

Il padre di Scipione Moscatelli, Domenico, era un negoziante di  “chincaglierie, pellami e zolfanelli fosforici”, che, insediatosi in provincia di Viterbo, aveva trovato fortuna grazie alla sua grande vena imprenditoriale.

L’attività di famiglia era solida e permise ai due fratelli Moscatelli, Scipione e Giuseppe, di parteciparvi attivamente, ma alla morte del padre, l’azienda dovette reinventarsi: dal 1855 Scipione decise di dedicare tutti gli sforzi, la propria competenza e le risorse di famiglia, nella produzione di carte da gioco, abbandonando le altre attività commerciali.

Fu così che fra il 1867 e il 1870 nacque il primo mazzo da gioco di produzione viterbese: con il dorso decorato con cuori e stelle alternati, dipinte a mano con acquerello, misuravano 45 x 90 mm, come si può leggere nell’interessante approfondimento di https://www.gentedituscia.it/moscatelli-scipione/ e tratto da: A. Carosi, Scipione Moscatelli fabbricante di carte da gioco e di fiammiferi.

Contesto storico e culturale: la prima rivoluzione industriale e trasporti più efficienti

Contestualizzando il periodo storico, fra il 1850 e 1870, ci sono diversi avvenimenti storici importanti: l’Italia trova la propria unificazione nel 1861, in Inghilterra la produzione industriale cresce, apportando modifiche sociali e professionali senza precedenti che influenzeranno la società moderna, mentre dall’altra parte del mondo si combatte la guerra di secessione americana, dal 1861 al 1865.

Si tratta di un periodo caratterizzato anche da invenzioni e scoperte che migliorano la qualità della vita media: la pastorizzazione per la conservazione di alcuni alimenti, il netto miglioramento dei trasporti, tanto da essere introdotta la carrozza-letto nel 1857 con l’intuizione di George Pullman, e nelle telecomunicazioni, con il primo progetto del telefono di Bell nel 1970. A Viterbo, invece, nel 1855 veniva inaugurato il Teatro Unione, mentre la famiglia Papini si distingueva per la Macchina di Santa Rosa.

Moscatelli e la produzione di carte con 30 operai impegnati

È in questo momento storico che Scipione Moscatelli entra in contatto con tanti commercianti di sete, damaschi e stoffe pregiate per rifornire l’attività di famiglia, e molto probabilmente è da questi che viene ispirato per la sua decisione di intraprendere nel mondo delle carte da gioco. Inoltre c’è da aggiungere che proprio in Italia era nata la prima casa da gioco della storia, a Venezia nel 1638, per cui la cultura delle carte era qualcosa di molto radicato sulla
nostra penisola, più che altrove.

Inizialmente Scipione Moscatelli dovette servirsi di un esperto che formasse lui e i suoi operai sull’utilizzo dei macchinari per la produzione. Sull’asso di denari del primo mazzo di carte viterbesi è incisa la scritta “bollo centesimi 30”, come obbligava legge fondamentale sul gioco dello Stato italiano del 21 settembre 1862.

Le ultime carte viterbesi del 1953 

Scipione Moscatelli diresse l’attività fino alla fine dell’800, per poi passare le redini al figlio Nicola, il quale però cedette immediatamente a Guglielmo Murari, imprenditore di Bari, che a sua volta non riuscì a imitare l’efficienza di Scipione Moscatelli. Nel 1914, fu finalmente la famiglia Agnesotti di Viterbo, stampatori da diverse generazioni, a rilevare l’attività dall’imprenditore pugliese a da qui la produzione riprese slancio fino al 1953, anno che vede
la messa in commercio dell’ultimo mazzo di carte viterbesi.

Fra le carte Modiano e Dal Negro, sicuramente le più famose in Italia, anche le carte viterbesi di Moscatelli hanno avuto il proprio momento di gloria, durato all’incirca cento anni. La tradizione del gioco delle carte nel viterbese è viva e l’influenza delle attività di Moscatelli prima, e Agnesotti successivamente, hanno contribuito a far penetrare questo elemento nella cultura viterbese e laziale in generale.

Masicar800x120-optimize
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
asvis 2
monastero interno
POST FB 01
Masicar300x300-optimize
domenicale post
Fune 300x300
Foto Fisioterapy Center
TdP_Inalazioni
lafune_300 x 600
aiac_banner_01
Onda
Jeep_Compass_apex_300x300_200