
WEEKEND/STORIE – La città dei papi avrebbe nel proprio arco delle buone frecce per strizzare l’occhio al mondo protestante del Nord Europa. Parliamo in termini turistici ovviamente, tenendoci bene alla larga dall’acuire vecchie faide religiose che hanno già avuto la propria sedimentazione storica negli ultimi secoli.
Quanti, tra i viterbesi, sanno che Martin Lutero (quello delle tesi attaccate alla porta della cattedrale di Wittenberg) era un frequentatore della nostra città agli inizi del Cinquecento? Probabilmente troppo pochi. Diversi documenti storici attestano la presenza di Lutero a Viterbo nel 1511 (sei anni prima di quelle martellate a Wittenberg). Il tedesco era sceso in Italia per andare a Roma e fece tappa a Viterbo per fare visita di omaggio a Egidio Antonini, superiore generale degli Agostiniani (Lutero era un agostiniano prima di dare vita alla Riforma) e “residente” presso il convento della Trinità.
Provate a immaginare un giovane Lutero che incontra il suo “superiore” passeggiando nel chiostro, bellissimo, della Trinità. Documenti dell’epoca attestano che “per alcuni giorni il riformatore romano (anche Egidio era uno spirito critico verso Roma) e il riformatore tedesco si trovarono uniti in comunità d’intenti nel convento viterbese. Poi sei anni dopo, nel 1517, le due linee si sarebbero divaricate terribilmente con la pubblicazione delle 95 tesi …”.
Egidio Antonini, detto anche il ‘Cicerone cristiano’, fu il generale degli agostiniani che al V Concilio lateranense, parlando dei mali della Chiesa affermò “Gli uomini debbono essere trasformati dalla religione, non la religione dagli uomini” e, come il confratello oltralpe, paragonò Roma a Babilonia.
Non pochi autori riferiscono di incontri (che per altri storici sono solo probabili) tra Egidio e Lutero, a Roma, e nella stessa Viterbo. Se, ad esempio, Francis Martin, ne ricostruisce uno nell’Urbe con Lutero che, contrario all’unione degli ‘osservanti’ con i meno zelanti ‘conventuali’, avrebbe cambiato idea per obbedire a Egidio (sino a chiedersi cosa sarebbe successo se nella crisi del 1517 Lutero avesse trovato un rappresentante papale comprensivo come Egidio); Giuseppe Signorelli, invece, cita un incontro viterbese in occasione del Capitolo generale dell’Ordine, dove i due avrebbero parlato delle indulgenze, condiviso la denuncia sulla decadenza dei costumi, anche se poi Egidio, diversamente dal monaco tedesco, avrebbe continuato sempre a difendere Roma e il papato.


















