

BIBLIOTECA – Si sa, nel mondo ci sono due tipi di persone: quelli che leggono i libri e quelli che li scrivono. E poi c’è una terza categoria, quella dei tipi che, finita la giornata di lavoro – che sia davanti a una telecamera o dietro un banco di scuola –, sentono il bisogno di mettersi seduti e tracciare segni neri su fogli bianchi per spiegare agli altri che, in fondo, siamo tutti un po’ smarriti.
Venerdì 19 giugno, alle cinque e mezzo del pomeriggio, la sala “Vincenzo Cardarelli” della Biblioteca Consorziale si prepara a ricevere un signore che di mestiere fa ridere la gente, ma che stavolta ha deciso di farla riflettere. Si chiama Paolo Kessisoglu. Uno che lo abbiamo visto saltare da un canale televisivo all’altro, far le boccacce, condurre trasmissioni dove si scherza pesante e persino calcare il palco di Sanremo, ché quello è un rito che tocca a tutti, volenti o nolenti.
Ma stavolta Kessisoglu non arriva per fare lo spiritoso. Arriva con un libro in mano, Ieri è il momento giusto, che è il suo romanzo d’esordio. E il titolo, badi bene, è di quelli che ti fanno fermare a pensare, come quando guardi il calendario e ti accorgi che il tempo è passato davvero senza che tu te ne accorgessi.
La storia è di quelle che capitano spesso, magari non in modo così rocambolesco, ma nel succo sì. C’è Federico, un fotografo che il successo lo guarda da lontano con il binocolo, con una figlia che non si capisce più se è una ragazza o un ciclone e un’ex moglie che non ha mai smesso di brontolare. Insomma, un uomo che tira la carretta come tutti noi. Poi, come accade nelle parabole della vita, arriva la notizia che ti ribalta il tavolo: il padre, quel tranquillo impiegato dell’Inps che tutti credevano fosse solo un uomo in giacca e cravatta, è morto in Francia e, guarda un po’, si scopre che non era affatto quello che Federico credeva di conoscere.
È un viaggio. Non solo attraverso la penisola, giù fino a quella punta di roccia in mezzo al mare che è Lampedusa, ma dentro le ossa. Perché, a un certo punto, a ogni figlio tocca fare i conti con la verità: che i nostri genitori sono stati uomini e donne prima ancora di essere “mamma” e “papà”, con i loro segreti, le loro vite parallele e le loro ombre. Quando cadono le maschere, resta solo la sostanza umana. Ed è lì, nel momento in cui ti senti un orfano smarrito, che scopri di essere finalmente diventato un uomo.
A dialogare con l’autore ci sarà Massimo Giacci. E per chi proprio non riesce a staccarsi dal divano o ha le scarpe strette per la camminata fino a Viale Trento, ci sarà la diretta sul canale YouTube della Biblioteca.
Insomma, venerdì pomeriggio, Kessisoglu ci racconterà che non è mai troppo tardi per aggiustare i conti con la propria storia. Perché alla fine, che tu sia un personaggio famoso o un uomo che coltiva l’orto, la vita è una faccenda seria, e per volersi un po’ di bene bisogna prima imparare a capire chi siamo stati, da chi veniamo e, soprattutto, chi eravamo prima che arrivassero tutti gli altri a chiederci di essere qualcos’altro.

















