Quando il mitico Tucci de Il Diavolo Veste Prada si innamorò della "sbroscia" sul lago di Bolsena
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Ai lettori de La Fune - Il Giornale dei Viterbesi che andranno nelle sale a vedersi il Diavolo veste Prada 2 vogliamo ricordare dell'amore proprio del mitico Tucci per "la sbroscia" del lago di Bolsena. Nei venti anni che separano 'il Diavolo 1' dal 'Diavolo 2' Tucci ha infatti trovato il tempo per arrivare nel Viterbese a caccia di cibi della tradizione.

HOLLYWOOD – Il 29 aprile arriva nelle sale l’attesissimo sequel del Diavolo veste Prada. Il film originale era uscito nel 2006 – vent’anni fa -, era costato 35 milioni di dollari e aveva incassato oltre 326 milioni.

Il Diavolo Veste Prada 2 è diretto ancora una volta da David Frankel e vede Andy Sachs (Anne Hathaway) tornare a lavorare nella redazione del magazine di moda Runway (ispirato a Vogue America). La direttrice Miranda è in bilico in un mondo completamente mutato: tra nuove tecnologie che hanno rivoluzionato l’editoria (e non solo) e nuove regole molto più politicamente corrette. Ritorna anche l’altra ex assistente, Emily (Emily Blunt), che ha fatto carriera in un importante marchio di moda. E, ovviamente, Stanley Tucci, art director di Runway e braccio destro di Miranda. Stop.

Ai lettori de La Fune – Il Giornale dei Viterbesi che andranno nelle sale a vedersi il Diavolo veste Prada 2 vogliamo ricordare dell’amore proprio del mitico Tucci per “la sbroscia” del lago di Bolsena. Nei venti anni che separano ‘il Diavolo 1’ dal ‘Diavolo 2’ Tucci ha infatti trovato il tempo per arrivare nel Viterbese a caccia di cibi della tradizione.

C’è una docu-serie (Tucci in Italy), disponibile nella sezione National Geographic di Disney Plus, che slo racconta. Dal pesto di aghi di pino alla pizza romana, Stanley Tucci racconta i piatti e le tradizioni di cinque regioni italiane. In parte lettera d’amore, in parte immersione cinematografica nelle connessioni tra cibo, persone e paesaggi, la serie vede l’attore incontrare gente di ogni estrazione sociale: immigrati, chef pionieristici, tradizionalisti militanti e butteri toscani. La sua convinzione è che, a prescindere da chi siamo e da dove veniamo, tutti abbiamo i nostri modi di vivere, mangiare e amare, ma questo non significa che dobbiamo essere divisivi.

A una domanda durante un’intervista a Londra Tucci ha risposto: “Si impara sempre qualcosa. Non conoscevo l’Abruzzo, né lo stufato di pesce d’acqua dolce nei dintorni di Roma. Anche se non è troppo diverso dal pesce di mare, il modo in cui lo preparano, i loro pensieri, l’amore dei pescatori per questo pesce sono affascinanti. Lungo il percorso si scoprono tutti questi piccoli dettagli che aiutano a creare connessioni con il proprio passato”. E indovinate cosa è “lo stufato di pesce di lago” di cui parla? Ovviamente “la sbroscia”, che Tucci ha mangiato proprio in riva al lago al borgo dei pescatori, dopo averla cucinata insieme a Giuliano Rocchi, presidente della Cooperativa dei pescatori di Marta.

Un omaggio ma anche uno spot internazionale per il piccolo borgo della Tuscia e per i panorami stupendi dell’intera provincia. Nella puntata dedicata al Lazio Tucci viene accolto a Marta dal giovane pescatore Daniele Papi. Il ragazzo è di ritorno dalla pesca e ha con sé “la materia prima” del lago: tinca, capitone e luccio. Lo porta nella sede della cooperativa e qui i pescatori iniziano la magia: cucinano la zuppa di pesce di lago.

Un racconto semplice e appassionato, all’ombra di un grande quadro della Madonna del Monte. Davanti al pentolone dove il pesce cucinato si trasforma in profumo Tuccia parla con i pescatori e tira fuori un racconto davvero poetico. Poi l’atto finale del mangiare insieme, in riva a quel lago così generoso e capace di catturarti, lo racconta Giuliano, come una bella donna.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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