Quando i vignettisti di Charlie Hebdo, Wolinski e Cabut, fecero scandalo a Tarquinia (erano gli anni '70)
Charlie
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I vignettisti simbolo di Charlie Hebdo, morti a Parigi nel tragico mercoledì del terrore, a Tarquinia nel 1970. Alcune delle loro vignette vennero sequestrate dall'autorità giudiziaria. Il sindaco Mauro Mazzola ha inviato un telegramma di cordoglio alla redazione del giornale e all'ambasciata di Francia.
I vignettisti di Charlie a Tarquinia

I disegni di Wolinski e Cabut, tra i più celebri vignettisti di Charlie Hebdo a Tarquinia. Correva l’anno 1970, primo di ottobre. Nella cittadina viterbese erano i giorni della Mostra Internazionale dell’Umorismo, a cui parteciparono i maggiori disegnatori satirici europei e statunitensi. La parte del leone la fecero i caricaturisti della rivista Hara-Kiri, che di lì a poco cambiò il suo nome in quello di Charlie Hebdo. Con lui anche i disegni di Cabu.

Per questo il sindaco Mauro Mazzola ha inviato un telegramma di cordoglio alla redazione del periodico e all’ambasciata di Francia. ‘‘Tarquinia è vicina ai francesi e ai giornalisti di Charlie Hebdo. In modo particolare ai famigliari dei disegnatori Georges Wolinski e Jean Cabut (in arte Cabu)”, il testo.

L’esposizione, nata da un’idea del grande pittore Sebastian Matta e patrocinata dal Comune di Tarquinia, si tenne nella chiesa di San Pancrazio. Ebbe subito un grande riscontro di pubblico e di stampa, anche per le roventi polemiche suscitate da non poche vignette, particolarmente graffianti. L’esposizione rimase aperta fino al 15 ottobre, ma, già pochi giorni dopo l’apertura, alcuni disegni furono sequestrati dall’autorità giudiziaria e gli organizzatori dell’iniziativa furono incriminati, anche se ben presto prosciolti.

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