Pubblica amministrazione malata? Racconta a La Fune cosa non funziona negli uffici
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Andare in un ufficio della pubblica amministrazione ti fa drizzare i capelli? Hai avuto esperienze di incompetenza, pastoie, ritardi clamorosi? Ti hanno fatto rimbalzare come una pallina da ping pong per una pratica semplice? Raccontacelo.

Pubblica amministrazione malata? Scrivilo a La Fune. Con questo pezzo di oggi lanciamo un appello e apriamo lo spazio del nostro giornale alla gente, ai viterbesi. Lo facciamo su un tema che in genere è sottaciuto: le pastoie burocratiche, l’inefficacia e inefficienza della pubblica amministrazione, gli impiegati distratti e capaci di generare confusione su confusione. Se ti è capitato di dover affrontare ritardi enormi per una pratica, se ti è capitato di sentirti dire “abbiamo smarrito la sua pratica”, se ti viene richiesta per l’ennesima volta la medesima documentazione, se ti fanno fare la pallina da ping pong da un ufficio all’altro, se scaricano la responsabilità della palude che si è generata intorna a una tua qualsiasi richiesta di cittadino sulla collega in ferie o in malattia, contatta La Fune. Scrivici a info@lafune.eu e aiutaci a rendere pubblici casi di disservizio e assurdità che possono capitare all’interno degli uffici della pubblica amministrazione.

Con un po’ più di coraggio e un po’ meno di “menefreghismo” potremmo vivere in un Paese, in una Regione, in una provincia e persino in una città migliore. Il più grande problema è il silenzio, il silenzio di fronte alle difficoltà, molto spesso insensate, che la macchina burocratica ci mette davanti ogni giorno nella nostra vita da cittadini.

Burocrazie e burocrati, impiegati svogliati – nel peggior caso anche incopetenti e non aggiornati, o più banalmente distratti – possono creare problemi, lunghe attese, insensate spese a qualsiasi persona. Basta avere la sfortuna di imbattersi in certe tipologie e la frittata è fatta, l’esaurimento sale e le possibilità di concludere qualcosa di buono crollano come la borsa nel giovedì nero del 1929.

Il nostro è un invito a credere, credere nella forza delle parole. Le cose possono cambiare, ma c’è bisogno che ognuno ci metta del suo. Naturalmente ci auguriamo che tutto, all’interno degli uffici della pubblica amministrazione viterbese, fili liscio. Ci auguriamo che questa terra sia immune da certe forme di barbarie, che ogni impiegato sia stato attentamente selezionato e sia perfettamente competente nello svolgimento del suo incarico. Ci auguriamo che tutto, all’interno dei nostri uffici, sia fatto con il massimo della precisione e puntualità e che i problemi non vengano scaricati sui cittadini – come nell’Inghilterra del principe Giovanni di Robin Hood – ma che ogni lavoratore della pubblica amministrazione sia un esempio di responsabilità e correttezza.

Per infondere fede nell’importanza delle parole vi lasciamo alla lettura di queste parole di Joseph Pulitzer: “Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri”

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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