Psicodramma centrodestra, tanti voti al nazionale e una sequela di sconfitte sul territorio: dal capoluogo a Civita Castellana (forse)
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Escluso il fortino vetrallese, il bilancio nei centri demograficamente ed economicamente più rilevanti della provincia — capoluogo compreso — resta in rosso fisso.

VITERBO – Un gigante dai piedi d’argilla. Un formidabile catalizzatore di consensi quando la partita si gioca sui palcoscenici romani, ma una macchina politica drammaticamente fragile quando i fari si spostano sulla quotidianità dei campanili della Tuscia. Se c’è una parabola che fotografa lo stato di salute del centrodestra viterbese negli ultimi anni, è proprio questa: un carretto di voti blindato alle elezioni nazionali, una tenuta “a giri alternati” persino alle regionali, e poi un progressivo, inesorabile sfarinamento comune dopo comune, nei centri più significativi del territorio.

C’è qualcosa di strutturale che non va in questo perimetro politico, un cortocircuito evidente tra il peso specifico teorico e la reale capacità di governare le comunità locali. La sindrome dell’autodistruzione non è una novità stagionale, ma un percorso lungo che ha radici profonde. L’atto di nascita di questa fragilità risiede in quel trauma collettivo consumato nel capoluogo: un centrodestra che, davanti agli occhi sgranati del notaio, ha deciso di spararsi alla testa mettendo fine prima del tempo all’amministrazione Arena. Una mossa che di fatto ha consegnato Viterbo ad altre rotte civiche e che ha inaugurato una striscia di passi falsi nei centri maggiori della provincia.

Da quel momento in poi, la cartina geografica dei grandi comuni della Tuscia ha perso i pezzi uno dopo l’altro. Il centrodestra ha ceduto prima Montefiascone, poi ha visto sfumare la roccaforte di Tarquinia. E le prospettive a breve termine non sembrano concedere grandi praterie di ottimismo. Salvo un miracolo taumaturgico del pur bravo Claudio Parroccini anche Civita Castellana, tra quindici giorni, potrebbe essere persa. Non è questione di gufare, sia chiaro, ma di leggere con realismo i numeri e i rapporti di forza che si respirano nelle piazze (coltellate nelle urne comprese).

In questo deserto di vittorie pesanti, l’unica eccezione che conferma la regola rimane Vetralla. Ma anche lì, per onestà intellettuale, bisogna farsi una domanda fondamentale: quella vittoria è farina del sacco di un modello politico strutturato o è dipesa interamente dall’evocazione di un vero e proprio “uomo del destino”? Senza la figura e il peso specifico di Sandrino Aquilani, sarebbe andata nello stesso modo o avremmo assistito all’ennesimo scivolone?

Escluso il fortino vetrallese, il bilancio nei centri demograficamente ed economicamente più rilevanti della provincia — capoluogo compreso — resta in rosso fisso. Un quadro clinico già complesso a cui si aggiunge, come carico da undici, il casotto perennemente aperto nella gestione della Provincia, teatro di tensioni continue e geometrie variabili che confermano la difficoltà cronica di trovare una sintesi. Il consenso nazionale è una cambiale che scade presto se sul territorio non si è capaci di fare filotto. E oggi, la sensazione netta è che a questo centrodestra manchi proprio la capacità di farsi classe dirigente nei luoghi dove la politica incontra i cittadini.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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